Da qualche mese la normativa
europea ha reso più chiare le etichette dei prodotti alimentari e
immediatamente la marachella dei grandi
produttori di merendine, dolci da forno e creme è saltata fuori: sotto la vaga
e nebulosa dicitura di “oli vegetali” si celava il famigerato olio di palma.
Immediatamente è scattato il processo mediatico a questo poco gradito
ingrediente del 90% dei prodotti da forno e delle creme (tra cui la più famosa
di tutte che ne ha dentro un considerevole quantitativo), ma questa volta,
purtroppo per il soggetto incriminato, più che a
indizi ci troviamo di fronte a una serie di prove schiaccianti e inconfutabili
che portano ad un comprovato verdetto di colpevolezza e ad una condanna senza
sconti.

Cominciamo dal conoscere l’imputato, l’olio di palma è un olio vegetale
saturo non idrogenato ricavato dai frutti degli alberi di palma (genere Elaeis),
mentre dai semi si ricava l’olio di palmisto. Si usa in una miriade di prodotti
alimentari e per la cura del corpo, si usa anche come combustibile e molto più
semplicemente come olio per frittura. L’olio non raffinato si presenta di
colore rossastro, di consistenza semisolida e con un gradevole profumo di
violetta, raffinandolo, oltre a perdere gran parte delle sue qualità, diventa
liquido e di colore giallognolo. Geograficamente proviene per lo più da paesi della
fascia equatoriale. Perché viene usato così massicciamente dall’industria
alimentare? Elementare Watson, costa pochissimo rispetto agli altri oli e inoltre,
si mantiene neutro al gusto e conferisce una notevole morbidezza nelle
merendine e spalmabilità alle creme. Perché tutti dicono che usarlo è un
crimine contro l’umanità, il pianeta, gli esseri viventi animali e vegetali, i
sassi, i mari, i laghi, le pozzanghere, eccetera eccetera? Elementare Watson, perché
è così! Ci sono talmente tante prove,
studi e fatti incontrovertibili che ci dicono che usare l’olio di palma fa male
alla salute, alle economie locali, ai contadini e all’ambiente che si spiega
per quale motivo fino ad adesso la maggior parte delle aziende alimentari non
palesavano la presenza di questo olio nella lista degli ingredienti preferendo
trincerarsi dietro la rassicurante dicitura “oli vegetali”. Ma dato che tutti
hanno diritto ad un processo, cominciamo a produrre le prove della colpevolezza
dell’imputato, cominciando dai danni alla salute prodotti dall’olio di palma.
Durante il processo di raffinazione vengono perse tutte le sostanze
antiossidanti di cui questo olio è ricco, mentre si concentrano i grassi saturi
(il 43%) che sono altamente dannosi per la nostra salute e dato che ci siamo
accorti che l’olio di palma viene utilizzato in gran parte dei prodotti
che acquistiamo (merendine, biscotti e snack, creme) la quantità pro capite
consumata da ogni individuo è considerevole – in particolar modo tra i bambini.
Oltre ai danni per il consumatore
finale, i problemi causati dall’olio di palma cominciano dall’inizio della
filiera, causando devastazione lungo tutto il percorso che lo porta dalla
piantagione fino alle nostre case. I primi danni sono cominciati negli anni 90,
quando le grandi multinazionali hanno capito le potenzialità di questo prodotto
e con le loro politiche neocolonialiste si sono assicurate la complicità di
governicchi locali (Sud-est asiatico e America del Sud) che hanno cominciato
una deforestazione totale dei loro territori in favore della monocoltura della
palma da olio. Conseguenze? Quelli immaginabili, totale devastazione di foreste
pluviali fino a quel momento incontaminate e ricchissime di biodiversità, fortune
nelle mani di pochissimi, contadini sempre più poveri, sfruttamento del lavoro
minorile (la raccolta viene spesso fatta dai bambini per pochi spiccioli), centinaia
di specie in via di estinzione (tra cui
gli oranghi, elefanti e la tigre di Sumatra), tribù indigene sterminate e
sradicate dal territorio, costante impoverimento dei terreni, crescente
inquinamento dovuto alla necessità di utilizzare costantemente pesticidi e concimi
chimici.
Recentemente, visto il dilagare
della protesta delle associazioni ambientaliste di tutto il mondo, è uscita
fuori una certificazione biologica per l’olio di palma (RSPO Roundtable
for Sustainable Palm Oil), premesso che l’olio di palma non può essere
biologico per tutto quanto detto sopra, questa certificazione (ennesimo pezzo
di carta) è stata creata dagli stessi soggetti che hanno provocato il disastro,
quindi il suo valore è prossimo allo zero. Il verdetto di condanna è
inevitabile e quando affondate il cucchiaino in una crema alla nocciole che
contiene olio di palma riflettete sulle tribù dei Penan e dei Dayak, abitanti
delle foreste del Borneo, che ogni giorno lottano e muoiono per il proprio
territorio minacciato dalla deforestazione per fare spazio alla coltivazione
delle palme, oppure provate a pensare a quei contadini
di alcuni paesi sudamericani che sono stati trucidati dagli squadroni della
morte perché protestavano per i propri diritti calpestati, provate a pensare a
tutto questo, vedrete, quella crema sembrerà molto molto più amara.