Gli
oli essenziali sono utilissimi in tantissime situazioni, dalla cosmesi alla
medicina, alla cura del corpo e dei nostri animali fino alla pulizia della
nostra casa. Purtroppo, se proprio vogliamo trovare un lato negativo all'utilizzo degli oli essenziali, questo è il loro costo, non proprio accessibile a tutti. Sia ben chiaro, il prezzo elevato è
assolutamente giustificato dalla difficoltà nell'estrazione dell’essenza, un
buon olio essenziale biologico può costare diverse decine di euro (pochi ml) e
anche considerando che se ne utilizzano poche gocce, rappresenta sempre una
spesa che non tutti sono in grado di affrontare con leggerezza. La notizia
positiva è che l'estrazione degli oli essenziali è comunque alla portata di
tutti, basta conoscere le basi della distillazione in corrente di vapore e comprare un piccolo distillatore o addirittura autocostruirlo. Io
ho optato per l'acquisto e ne ho comprato uno “entry level” per fare
i primi esperimenti con le essenze che coltivo o che posso
raccogliere in giro in campagna.
Visualizzazione post con etichetta Autosufficienza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Autosufficienza. Mostra tutti i post
giovedì 14 settembre 2017
venerdì 21 agosto 2015
Le sorprese della portulaca
Molte
volte la natura ci mette sotto gli occhi delle meraviglie che noi non
consideriamo nemmeno. Molte piante con caratteristiche e proprietà
eccezionali sono considerate alla stregua di erbe infestanti e
vengono estirpate dal terreno e buttate. La Portulaca oleracea ad
esempio, è una piantina invadente che tutti conosciamo perché i
nostri giardini e orti sono spesso colonizzati da questa piccola erba
prostrata con fusti e foglie carnose che continua caparbiamente a
crescere nonostante la si calpesti ed estirpi continuamente. La
Portulaca era conosciuta in Italia e Francia già dall'inizio del XVI
secolo, visto che nel 1536 Ruellio la descriveva nei suoi scritti, ma
è originaria del medio-oriente, più precisamente proviene da quella
fascia che va dalla Grecia fino alla Cina. Usata a scopo alimentare
in India, Africa e Medio Oriente. Una specie simile, Portulaca
quadrifilia, viene utilizzata da alcune tribù del Sudafrica per
le sue proprietà antiemetiche. La sua facilità nel propagarsi,
unitamente alle sue scarse pretese di habitat e nutrimento, l'ha resa
ubiquitaria (sopra i 1000 metri di quota però non cresce);
generalmente la troviamo in pieno sole su diversi tipi di terreni,
asciutti, erbosi, sabbiosi, con una preferenza per i terreni ricchi
in azoto. Data la grande quantità di semi che produce sul finire
dell'estate, è sufficiente un solo esemplare per avere l'anno
successivo decine di piantine in un raggio di 10 metri dalla pianta
madre. Per la sua consistenza carnosa la portulaca è chiamata anche
Porcellana (ma anche porcacchia, erba grassa, precacchia, ecc), le
foglie sono di un colore verde brillante e di forma ovale e si
raccolgono in piena estate. La portulaca detiene un singolare
primato, è il vegetale più ricco di omega 3, è questo basterebbe
già a considerare in modo benevolo il consumo alimentare di questa
pianta. Più precisamente 100 grammi di foglie di portulaca
contengono all'incirca 350 mg di acido alfa-linolenico che un acido
grasso facente parte del gruppo degli omega 3. Gli omega 3 aiutano a
ridurre il colesterolo LDL e i trigliceridi e migliorano la
circolazione sanguigna. Diciamo che consumando regolarmente la
portulaca si potrebbero evitare fonti di omega 3 di origine animale
(pesce). Ma le sorprese di questo simpatico vegetale spontaneo non
finiscono qui, le foglie sono sono ricche di vitamina E (700 mg per
100 g di pianta fresca), hanno un buon contenuto di vitamina C,
vitamina A, riboflavina, niacina e piridossina (vitamine del gruppo
B). Sono, inoltre ricche di sali minerali (ferro, magnesio, calcio,
potassio, fosforo, zinco, selenio, rame e manganese), fibre vegetali
e mucillagine. Cosa che non guasta contiene pochissime calorie (16
kcal per 100 g). Ha forti proprietà depurative, antiossidanti
(fornite dalla vitamina A), antielmintiche, dissetanti, diuretiche e,
recentemente, è stata scoperta la sua capacità (grazie agli
antiossidanti) di prevenire diverse forme tumorali. In passato, vista
la ricchezza di vitamine veniva utilizzata nella cura dello scorbuto,
ma è stata utilizzata anche in molte malattie polmonari e della
pelle. Contro le gengive infiammate sono utili gli sciacqui con
l'infuso o la masticazione di foglioline fresche; compresse e lavaggi
per pelle arrossata e orticaria.venerdì 31 luglio 2015
Autosufficienza informatica
Tante volte abbiamo parlato di autosufficienza alimentare, anzi la quasi totalità delle volte l'autosufficienza è intesa esclusivamente come il rendersi autonomi e indipendenti dal punto di vista del sostentamento alimentare. In realtà, l'autosufficienza deve essere intesa in un'ottica più vasta, una filosofia di vita che può essere applicata nei molteplici aspetti del vivere quotidiano. Prendiamo ad esempio questo post: in questo momento sto scrivendo su un vecchio netbook recuperato che non aveva più speranza di essere riutilizzato, il suo scarso equipaggiamento hardware e il sistema operativo di cui era dotato inizialmente, lo avevano reso talmente lento da rendere oggi impossibile il suo utilizzo. Per fortuna la comunità informatica indipendente ci regala prodotti eccezionali, frutto esclusivo della passione e dell'intelligenza di persone che hanno come unico scopo la condivisione della conoscenza. Armato di buoni propositi ho cominciato una ricerca sui diversi sistemi operativi che potevo installare al posto di “finestre”, dopo una lunga immersione nel mare magno internettiano la scelta è ricaduta su una versione “alleggerita” di linux che bene si adattava all'hardware che il piccolo netbook aveva in dotazione. Il sistema operativo si chiama LUBUNTU ed è il fratellino minore di UBUNTU che viene installato sui notebook o sui desktop. LUBUNTU impiega una frazione delle risorse hardware rispetto a UBUNTU e addirittura un decimo rispetto a windows.
![]() |
| Desktop di LUBUNTU |
sabato 20 giugno 2015
Ecocucina: il dado fatto in casa
I
piccoli gesti quotidiani sono importantissimi, sono quelli che compiamo quasi
meccanicamente, mentre pensiamo ad altro e sui quali nemmeno ci sfiora il
dubbio che possano determinare guasti o problemi. Sono quelli che ci portano a
buttare con noncuranza una carta per terra mentre passeggiamo con gli amici o a
sprecare quello che resta del nostro cibo dopo i pranzi familiari. Ma sono gesti
molto importanti perché sono comuni a tutti e quindi una piccola azione
individuale negativa o positiva può diventare un atto mostruoso e devastante o
un virtuoso gesto collettivo. In particolare, le azioni consuete e ripetitive
che eseguiamo in cucina possono diventare uno spartiacque tra spreco e recupero
e purtroppo, in genere, a prevalere è la prima opzione; i dati che vengono
diffusi dagli istituti di ricerca ci indicano una situazione sconfortante:
buttiamo via circa il 35% del cibo che acquistiamo! Una quantità enorme se
consideriamo che la maggior parte di quello che gettiamo è ancora edibile. Dobbiamo
ricordarci che tutto quello che avanza in cucina può essere riutilizzato, sia
il cibo cucinato sia il crudo, ma anche gli scarti possono e devono essere
riutilizzati: bucce, radici, baccelli, gambi, foglie possono essere cucinati
tramite fantasiose ricette che la nuova frontiera della eco cucina ci suggerisce,
oppure possono essere conservati in congelatore, fino a quando non raggiungiamo
una quantità sufficiente per fare un ottimo e sano dado vegetale di scarti di
verdure. Il dado vegetale è uno degli ingredienti maggiormente usati in cucina,
quando acquistate quello industriale, generalmente comprate anche del
glutammato di sodio, degli estratti di lieviti industriali, coloranti,
conservanti vari, tutta roba non propriamente salutare (ah credo che ci sia
pure una minima parte di estratti di verdure). Ma il dado vegetale è già nelle
nostre cucine, aleggia tra il frigo e la dispensa, solo che dobbiamo evitare di
farlo finire nelle pattumiere. Il dado si può fare con tutti i resti vegetali,
ci sono molte ricette, ma in realtà, seguendo una pura aspirazione di
autosufficienza ecologista, si fa con quello che abbiamo a disposizione: foglie,
bucce, gambi, baccelli, ecc. Quindi la ricetta è estremamente variabile e può
assumere connotati quasi alchimistici, però nel 99% dei casi il dado verrà più
buono di quelli comprati e nel 110% dei casi sarà più sano di quello
industriale, fatto da una multinazionale che tra la vostra salute e il proprio
fatturato non abbiate nessun dubbio sceglierà il secondo!
Io
l’ho fatto così:
1 cipolla
1 spicchio di aglio
Prezzemolo
Erba cipollina
Timo
Basilico
Foglie di sedano
avanzate
Una quindicina di
fagiolini
Una quindicina di
piselli (intendo interi con tutto il baccello)
Una carota
Una zucchina
Scarti pelati di carota
zucchine e melanzane
Parti buone recuperate
da pomodoro andato a male
venerdì 12 giugno 2015
Liscivia - Metodo a freddo
La preparazione della liscivia con il metodo a freddo non è altro che la riproduzione di un fenomeno naturale chiamato lisciviazione. In sostanza si tratta dell'estrazione di elementi solubili all'interno di una massa solida tramite un solvente. Nel nostro caso il solvente è acqua distillata e il solido è la cenere. Il passaggio dell'acqua attraverso la cenere fa entrare in soluzione i vari sali presenti nella cenere creando una soluzione alcalina che viene utilizzata come sbiancante e detergente sia per i panni sia per altri usi domestici.
Della serie non si butta
via niente, in questo post impareremo a fare la liscivia (o lisciva, o liscia, oppure in toscana ranno) con il metodo a freddo
senza spendere soldi ed utilizzando esclusivamente ingredienti reperibili in
casa. I componenti sono sostanzialmente 2: acqua piovana e cenere di legna. Si
può utilizzare anche l’acqua demineralizzata, ma dato che ci siamo impegnati a
raggiungere l’obiettivo dell’autosufficienza e non vogliamo sprecare, utilizzeremo l’acqua piovana sapientemente raccolta durante le piogge. Il secondo ingrediente è la cenere di legna, meglio
se di legno duro (ulivo, quercia, ecc.), ma comunque la cenere deve provenire
da legna e non da compensati, carte, cartoni e legni trattati. Andrà benissimo
la legna della vostra stufa o camino, o se abitate in un appartamento con altri
sistemi di riscaldamento, potete contattare una pizzeria con forno a legna che
sarà felice di regalarvi un sacco di cenere che altrimenti andrebbe a finire in
un cassonetto.
Veniamo all’attrezzatura
necessaria per la fare la liscivia, semplicissima:
- 8-10 litri di acqua piovana o acqua demineralizzata
- Un recipiente in plastica o acciaio (l'importante che non sia in alluminio che reagisce con la liscivia) per contenere la cenere (Foto 1). La plastica è l'ideale, anche perché bisogna realizzare un buchino sul fondo per far defluire la liscivia (Foto 2). Il contenitore deve poter contenere 30 litri di cenere.
- Un recipiente in plastica più piccolo per raccogliere il liquido (da 3 litri è più che sufficiente)
- tessuto-non tessuto o toulle (Foto 3).
- Setaccio per la cenere (colino in metallo).
giovedì 20 febbraio 2014
La grande truffa dei detersivi
Da sessanta anni l'industria chimica tenta di raggiungere la missione impossibile del bianco perfetto. Ogni nuovo spot ci propone la soluzione definitiva per il bucato ideale, sembra la ricerca del Santo Graal o la scoperta della pietra filosofale, una continua rincorsa a suon di spot commerciali che ci spingono ad acquistare l'ultimo prodotto con proprietà e virtù miracolose. Ci hanno raggirato per tutto questo tempo? La verità è che la natura, la migliore industria chimica esistente, ci fornisce già da tempo la formula magica per ottenere risultati eccezionali sul nostro bucato. Lo avevano scoperto le nostre nonne, impiegando per lavare i panni sostanze semplici e quasi innocue per l'ambiente rese assolutamente accessibili dalla primordiale industria chimica (soda, potassa, calce viva, sapone) oppure, prendendo quelle disponibili in natura (cenere, limone, aceto).
sabato 26 gennaio 2013
La fitoalimurgia
Per fitoalimurgia si
intende la conoscenza dell'uso delle piante selvatiche dedicate al
consumo alimentare. Questa pratica si sviluppa in diverse fasi: dalla
raccolta, al consumo fino alla conservazione della pianta. La
fitoalimurgia ha accompagnato l'uomo fin dalla sua comparsa sulla
terra; prima di essere dei cacciatori o degli agricoltori per
sfamarci abbiamo imparato a riconoscere e raccogliere le piante o i
frutti che potevano soddisfare il primordiale istinto della fame.
Certamente, acquisire questa conoscenza avrà fatto molte vittime, ma
adesso siamo ragionevolmente sicuri di saper riconoscere una pianta
commestibile da una che può nuocere alla nostra salute. In tempo di
guerra è stata un'importante fonte di sostentamento e per i ceti
meno abbienti è stata una primaria risorsa primaria. Riconoscere
cicoria, bietola, finocchietto, costolina e quant'altro è alla
portata di tutti, basta seguire dei corsi di fitoalimurgia o più
semplicemente, per i più fortunati, seguire i consigli delle nonne
che tramandono le loro preziose conoscenze. Sconsiglio vivamente di
avventurarsi a raccogliere verdure avvalendosi esclusivamente di
libri e pubblicazioni, ci sono piante che possono essere veramente
dannose per l'uomo (se non letali) e un buon corso di fitoalimurgia
con escursioni dedicate al riconoscimento sul campo e alla raccolta,
riescono a fugare tutti i dubbi che l'esclusiva lettura di un libro
non potrà mai risolvere.
![]() |
| Cichorium intybus - Cicoria |
Iscriviti a:
Post (Atom)
Amsterdam: una città a misura di ape
Il declino inesorabile delle popolazioni di insetti a livello mondiale viene ormai considerato il prodromo di una vera e propria estinzione...
-
Gli oli essenziali sono utilissimi in tantissime situazioni, dalla cosmesi alla medicina, alla cura del corpo e dei nostri animali fino ...
-
Spesso, rivoltando il compost, è possibile imbattersi in larve di una certa dimensione. In particolare, è possibile incontrare delle larve ...
-
Fonte wikipedia Perdonate l’ossimoro ma l’azolla è la perfetta sintesi di quanto affermato nel titolo: utilissima e infestante. Togli...



