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venerdì 22 gennaio 2016
mercoledì 20 gennaio 2016
Alla ricerca del magnesio perduto
Il magnesio è indispensabile per numerose attività enzimatiche, infatti è implicato nei meccanismi di regolazione di 300 complessi enzimatici diversi, inoltre è importante per il mantenimento dell'equilibrio elettrolitico ed è di fondamentale importanza per la normale funzione neuromuscolare. I sintomi più comuni da deficit di magnesio sono: affaticamento, debolezza, tremori, confusione mentale, irritabilità, insonnia, disturbi cardiaci, disturbi della conduzione nervosa e della contrazione muscolare, diabete tipo 2, crampi e minor resistenza allo stress. Bassi livelli di magnesio aumentano la predisposizione dell'organismo verso malattie come cardiopatie, ipertensione arteriosa, calcoli renali e depressione.
Il fabbisogno giornaliero per un adulto sano è compreso tra i 200 e i 320 mg mentre l'assunzione raccomandata dalla Commission of the European Communities è compresa tra i 150 e i 500 mg/giorno.
Il problema della carenza di magnesio (tra gli altri minerali e vitamine) coinvolge tantissime persone nel mondo occidentale. La carenza di questo fondamentale elemento è dovuta a diversi fattori.
Uno di questi, forse il più sottovalutato, è l’impoverimento del suolo dovuto al sovra sfruttamento dei terreni agricoli che, unitamente alle moderne tecniche di allevamento, causano bassi depositi di questo elemento. Il magnesio presente nel terreno deriva sia dai minerali contenuti nell’originaria roccia madre sia dalla decomposizione della sostanza organica e dalla sua mineralizzazione. Generalmente, è contenuto in composti altamente solubili che vengono facilmente assimilati dalle piante, ma altrettanto facilmente vengono allontanati tramite erosione e dilavamento. Dato che le attuali tecniche industriali di coltivazione tendono ad azzerare la sostanza organica e a favorire dilavamento ed erosione, il magnesio risulta essere molto inferiore a quello che potenzialmente il suolo potrebbe fornire. Se aggiungiamo che i cicli di coltivazione sono continui e che il terreno non viene lasciato riposare, ci rendiamo conto che dai prodotti agricoli industriali possiamo ricavare ben poco magnesio. Inoltre, spesso la sua carenza di è dovuta ad errate concimazioni, infatti il magnesio è antagonista del potassio e un eccesso di quest’ultimo limita lo spazio per il magnesio, con il risultato che avremo un terreno molto ricco di potassio ma comunque scarso in magnesio. Per questo è importante che la verdura e la frutta che consumiamo, non solo sia biologica, ma è necessario anche sapere da dove viene e che tecniche di coltivazione vengono utilizzate per produrla. Risulta ovvio che la cosa migliore è l’autoproduzione, coltivare il proprio orto (anche un orto di comunità) e la propria frutta è la soluzione per ottenere dei prodotti sani e nutrienti.
Altro elemento è l’elevato consumo di zucchero raffinato nella nostra dieta giornaliera. Per ogni molecola di zucchero che consumiamo, il nostro corpo utilizza 54 molecole di magnesio per elaborarlo. Paradossalmente, più assumiamo zucchero, più ci stanchiamo, il che sembrerebbe impossibile visto che da sempre allo zucchero è associata una qualche forma di energia immediatamente disponibile.
I Cibi raffinati/trattati sono privati del loro contenuto minerale, delle vitamine, e del contenuto di fibre. Si tratta di alimenti che invece di fornire energia la assorbono perché in realtà sequestrano il magnesio per essere metabolizzati. Quando consumiamo questi cibi, il nostro corpo deve di integrare il magnesio o siamo destinati ad crollare a causa della carenza grave di magnesio e altri minerali.
Lo stress è il male dei nostri tempi e in questo caso la definizione è più che calzante: la produzione di ormoni dello stress richiede alti livelli di magnesio e le esperienze stressanti portano all’esaurimento dei depositi di questo elemento. Quindi possiamo comprendere la stanchezza che ci coglie quando subiamo una giornata stressante, magari fisicamente non abbiamo fatto niente, ma a fine giornata siamo completamente distrutti.
Il magnesio è consumato anche da molti farmaci come i contraccettivi orali, antibiotici, cortisonici, prednisone e farmaci per la pressione del sangue. Inoltre, il caffè e il tè aumentano il drenaggio del magnesio, favorendone l’escrezione.
Il magnesio partecipa, abbiamo detto, a numerosissime attività del nostro corpo, il che lo rende indispensabile per stare in buona salute. Ma dove si può trovare il magnesio?
Gli integratori di magnesio causano spesso spiacevoli conseguenze intestinali, e l'uso del magnesio transdermico presenta alcuni svantaggi non trascurabili (variabilità tra i soggetti legati alle caratteristiche peculiari della pelle e a suoi stati patologici, irritazioni, ecc.). Un consiglio? Cercate le fonti alimentari naturalmente ricche di magnesio, ovviamente molto meglio se queste fonti le ottenete dal vostro orto; non è difficile se pensate che il magnesio è abbondante nella clorofilla, quindi, nelle piante a foglia verde e larga se ne trova sempre una grande quantità: bietole, piselli, spinaci, broccoli, cavolfiori, cavoli ma anche rape, patate e pomodori. Una porzione di 100 grammi di spinaci mangiati crudi in insalata forniscono circa 79 mg di magnesio altamente biodisponibile. Grandi quantità di magnesio si trovano nei legumi, nei cereali integrali e nella frutta secca. Se i cereali sono raffinati perdono più dell’80% del magnesio. Tra la frutta un ottimo dosaggio si trova nelle banane, arance, fragole, ciliegie, lamponi, more, uva, ananas, avocado, fichi e melone. Carne, latte e derivati sono fonti secondarie e trascurabili di magnesio, quindi si può affermare che una dieta ricca in vegetali e cereali integrali darà un apporto maggiore di magnesio rispetto alle diete ricche in carne e formaggi. Un’ultima buona, anzi ottima notizia è che il cioccolato (fondente) è ricchissimo in magnesio, fate voi…
sabato 9 gennaio 2016
Zai: una via di fuga dalla desertificazione
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| Realizzazione di una griglia di Zai. Fonte Farming Africa |
Ci
sono posti sul nostro pianeta che definire inospitali è poco, posti dove far
crescere un filo d’erba nel terreno rappresenta un’impresa epica degna di
celebrazioni e onori. Roba da far impallidire anche il protagonista del romanzo
di Andy Weir (The martian) che, abbandonato dai suoi colleghi su Marte, riesce a sopravvivere
aguzzando al massimo l’ingegno, riuscendo a far crescere le patate dove era
impossibile crescessero. L’uomo è una specie indubbiamente invasiva e distruttiva,
ma ha il pregio che nelle difficoltà riesce sempre a trovare una via di uscita,
anche in situazioni tragiche. Chissà come si sono sentiti gli antichi abitanti del Sahel, una regione occidentale
del Burkina Faso, quando si sono ritrovati a coltivare lande bruciate dal sole,
battute da rarissime e comunque violente e distruttive piogge, caratterizzate
da suoli aridi e incrostati, inadatte ad ospitare la vita vegetale. Eppure,
anche in questo caso, l’ingegno e la caparbietà umana hanno avuto la meglio sul
degrado e sulla devastazione. Gli uomini del Sahel hanno cominciato ad
utilizzare quello che avevano a disposizione (pietre, legni, fascine) per
migliorare le condizioni colturali, costruendo strutture atte a trattenere
l’umidità oppure a condensarla dall’aria, ma è stato quando non c’era
assolutamente niente a disposizione attorno a loro, quando l’unico elemento che
avevano era il suolo reso durissimo dai crostoni salini, è stato in quel frangente che hanno avuto
un’idea rivoluzionaria, semplice ed efficacissima: lo ZAI.
martedì 29 dicembre 2015
Spremere acqua dall'aria
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| Orto dei Tu'Rat |
Da un po' di tempo a questa parte assistiamo alla presentazione di ogni sorta di diavoleria atta a estrarre acqua dall'aria. Il fatto che i venti trasportino una certa quantità d'acqua ha stimolato fantasia e creatività di ingegneri, inventori e imprenditori che, vuoi per estrema necessita (gli israeliani ad es.) vuoi perché hanno fiutato l'affare del secolo (gli israeliani + il resto del mondo) hanno prodotto una marea di apparecchiature varie per estrarre acqua dai venti umidi. Certo, in effetti l'acqua tra un po' sarà un bene prezioso, ma fino a quando la considereremo un mezzo di trasporto per i nostri escrementi non avremo acquisito la giusta sensibilità per trattare questo problema. L'acqua è sempre più inquinata e sempre più rara, ma in tempi non sospetti, quando ancora questo liquido vitale non era contaminato dalle attività umane, i nostri progenitori avevano già delle tecniche validissime per estrarlo dall'aria, specialmente in quei posti dove anche a scavare per un chilometro non si sarebbe spremuta una goccia d'acqua. Nell'aria non c'è tantissima acqua (circa il 3% in peso), ma se consideriamo la facilità di spostamento di grossi volumi di aria attraverso il vento si può comprendere come la risorsa cominci a diventare di una certa consistenza e di un certo interesse anche in ottica futura. Esempi di strutture di condensazione esistono fin dalle prime forme di civiltà umana con forme e strutture diverse ma che sfruttano sempre il seguente semplice principio: l'aria umida entra in contatto con la superficie delle pietre, l'acqua condensa su queste superfici e viene raccolta attraverso la stessa forma della struttura per essere usata come acqua potabile o per altri usi. Le più semplici strutture per la condensazione sono i muri a secco che incontriamo nelle campagne, spesso al sud (Sicilia, Puglia, ecc.), ma anche nel nord Italia (Liguria ad es.), certo sono delle strutture di raccolta involontarie, cioè non sono state costruite per quello scopo, ma loro non sapendolo continuano a condensare l'acqua presente nei venti umidi che le colpiscono. La condensazione dell'acqua sui muri a secco crea un particolare ambiente alla base della struttura che normalmente favorisce la crescita di vegetazione e funghi che spesso si trovano alla base dei muri (ad esempio in Sicilia i muri a secco sono uno dei luoghi dove crescono meglio gli asparagi selvatici). Inoltre la fitta rete di muri a secco favorisce l'infiltrazione dell'acqua nel terreno agendo da barriera per le acque di scorrimento superficiale. Camillo Reina, un geologo pugliese del ‘900, ha dimostrato l’efficacia di questo arcaico sistema di irrigazione verificando la capacità di condensare l’acqua dall’aria atmosferica, ma anche quella di arrestare il processo di evaporazione garantendo un continuo rifornimento di acqua alla radici delle piante. In pratica il muro garantisce anche una sorta di "pacciamatura pietrosa". In Puglia ad esempio, dove si concentra lo studio di Reina, terra dove l’acqua è preziosissima, si realizzano le condizioni per trarre vantaggio dall'umidità atmosferica a beneficio di alberi, a mezzo di muretti a secco. La conferma della capacità dei muretti a secco di condensare il vapore acqueo viene da una tecnologia dell’antichità che veniva chiamata i “pozzi di rugiada”. Sotto questa dicitura venivano raccolte tutte le costruzioni che riuscivano a far condensare l’umidità atmosferica e convogliarla verso precisi usi. I pozzi di rugiada ritrovati sono molto antichi e di diverse dimensioni, il principio è semplice: si tratta di strutture costituite da pietre giustapposte, con delle cavità che permettono al vapore di entrare, ma sono al riparo dal calore solare diurno, e dal vento che disperderebbe la condensa. Quindi durante il giorno, mentre l’aria esterna si scalda, le rocce rimangono fresche e consentono al vapore di condensare quando impatta sulla loro superficie. Strutture del genere sono molte frequenti in tutte le culture e civiltà, citiamo i pozzi d’aria di Teodosia (500 a.C.), gli antichi stagni di rugiada del Sussex Downs delle colline di Mariborough e del Wiltshire. Più recenti sono le invenzioni dei pozzi ad aria di S.B. Russell (1922), L. Chaptal (1929) di Achille Knapen (1930) e C. Courneya (1982).
venerdì 27 novembre 2015
Evitare il botulino
Conserve fatte in casa: tutti i consigli per evitare il botulino, le muffe e i batteri, in un vademecum dell’Istituto Superiore di Sanità.
mercoledì 25 novembre 2015
I micro digestori
Questa è una sintesi dei diversi aspetti della progettazione e del funzionamento dei digestori di biogas su piccola scala familiare. Il documento esamina i diversi progetti di digestori e i materiali utilizzati per la costruzione, importanti parametri operativi quali pH, temperatura, substrato, tasso di carico, le applicazioni del biogas, le politiche dei governi in materia di uso di digestori domestici, e gli effetti sociali e ambientali dei digestori. Il biogas è un valore aggiunto prodotto della digestione anaerobica di composti organici. La produzione di biogas dipende da diversi fattori tra cui: pH, temperatura, substrato, tasso di carico, tempo di ritenzione idraulica (HRT), rapporto C/N, e la miscelazione. I digestori domestici sono economici, facili da gestire e riducono la quantità di rifiuti organici casalinghi. La dimensione di questi digestori varia tra 1 e 150 m3. I progetti più utilizzati solitamente sono i seguenti: a cupola fissa, tamburo galleggiante, e tipo plug flow. Biogas e digestato ottenuti al termine della digestione anaerobica possono essere utilizzati rispettivamente per la cottura, l'illuminazione, l'elettricità e per la fertilizzazione dei terreni. Il file è il risultato di una traduzione, a volte un po' approssimativa a causa della mancanza di tempo (scusate la migliorerò!) di uno studio svedese che ha analizzato gli aspetti tecnici, ma anche sociali di questi piccoli digestori. Il file con la traduzione lo trovate qui. La pubblicazione originale è invece scaricabile da questo link.
lunedì 19 ottobre 2015
I figli elettrici di Archimede
Chissà come sarebbe orgoglioso di
loro il siracusano Archimede e chissà se lui avrebbe mai immaginato che il seme
del suo genio non sarebbe andato disperso tra le pieghe del tempo. Parliamo di
un valoroso gruppo di siracusani che cinque anni fa hanno creduto in un
progetto che sembrava impossibile e irrealizzabile: ideare e realizzare un veicolo elettrico innovativo
e low cost a Siracusa. Se per molti l'idea irrealizzabile è quella relativa al
versante tecnico, vi assicuro che il fatto di volerla pervicacemente realizzare
a Siracusa è impresa altrettanto eroica. Degna progenie siracusana ha raccolto
il testimone dell'illustrissimo avo, intraprendendo un'epica impresa tra
scienza e tecnologia, ma purtroppo per loro, anche tra ignoranza e ignavia
della politica, tra imprenditori assai poco lungimiranti e una cittadinanza che
si fatica a coinvolgere. Dimenticandosi delle placide domeniche trascorse a
passeggiare in Ortigia, si sono rinchiusi in laboratorio a provare nuove idee e
mettendoci i propri soldi hanno portato avanti il loro sogno per cinque anni. Eppure, il progetto porterebbe (e sono sicuro che
accadrà) onore e lustro alla città di Archimede, ma non solo, questo fantastico
team sta realizzando tutto tramite una onlus (Futuro Solare Onlus) senza scopo di lucro, e sono
disponibili a cedere il loro know how a patto che la vettura venga interamente
realizzata in terra siciliana. Questo porterebbe alla realizzazione di
uno stabilimento di produzione che impiegherebbe forza lavoro locale e di questi tempi la cosa non è certo trascurabile. Si badi
bene che qui parliamo di un prodotto ideato, progettato e realizzato molto
seriamente e con grande competenza e intelligenza, coinvolgendo università,
aziende e brevettando le idee che sono germogliate all'interno del
team di lavoro.
Il progetto di futuro
solare è conosciuto e apprezzato anche al di fuori dei confini nazionali, ma
purtroppo ancora non abbastanza in Italia.
Per fortuna, qualcuno che crede
in questo progetto esiste, gli sponsor sono diversi e li potete vedere
sul sito di Futuro solare onlus, ma un
impegno del genere necessita di un ulteriore spinta e per questo il team ha
aperto una raccolta di fondi sul sito kickstarter.com per finanziare la fase
finale della realizzazione dell'auto solare Archimede. Devono raggiungere
15.000 euro in 50 giorni, aiutiamo Futuro Solare onlus a raggiungere questo
obiettivo.
A proposito, i figli elettrici di
Archimede (come li ho ribattezzati) hanno un sito web (http://www.futurosolare.com/) dove spiegano il loro
progetto (ne hanno anche altri) e un profilo facebook con il quale tengono
aggiornati il loro sostenitori e simpatizzanti.
Per chi volesse assistere alla presentazione del prototipo, il 21 ottobre presso la sala stampa dell'autodromo di Pergusa potrà toccare con mano il frutto della genialità dei figli di Archimede.
Per chi volesse assistere alla presentazione del prototipo, il 21 ottobre presso la sala stampa dell'autodromo di Pergusa potrà toccare con mano il frutto della genialità dei figli di Archimede.
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