venerdì 17 marzo 2017

Le erbe per migliorare il compost - poster

In allegato un poster con tredici erbe da introdurre nel vostro compost per migliorarne le caratteristiche. Per ogni pianta sono spiegati i benefici apportati alla struttura e/o composizione del compost. Il poster è in formato A2 e si può stampare su stampante, plotter o in tipografia.

L'argomento era stato già trattato nel seguente post 13 erbe per migliorare il compost


giovedì 2 febbraio 2017

Sa paradura un'usanza sarda che ci infonde speranza

Di luoghi comuni sui sardi, si sa, ce ne sono tanti: orgogliosi, testardi, selvatici, silenziosi, permalosi e tanti tanti altri. Quanto siano fondati e quanto sia solo frutto di pregiudizio è questione difficile da dirimere, una cosa però mette d’accordo tutti: la grande e indubitabile generosità di questo popolo. Tante sono le lezioni di vita e civiltà che sono venute dalla Sardegna e questa è una delle più belle ed attuali. Un gruppo di pastori sardi ha deciso di inviare un migliaio di capi ovini ai loro colleghi della zona di Cascia che stanno perdendo i loro animali a causa del freddo e della neve e soprattutto a causa dello stato italiano che non ha impedito questa mattanza di bestiame inviando le più volte promesse stalle provvisorie. D'altra parte, cosa aspettarsi da uno stato che lascia le persone al freddo e al gelo a sei mesi dal terremoto e che per consegnare 25 casette in legno (quando ce ne vorrebbero centinaia) organizza una riffa di paese. Se già i diritti delle persone sono calpestati e vilipesi, pretendere che lo stato si prenda cura degli animali è pura illusione! Viviamo purtroppo in una realtà distopica, ma in questi frangenti così difficili ci sono però segnali che scaldano il cuore, come la suddetta iniziativa di questi pastori, un atto di mutualità che in lingua sarda è chiamata sa paradura.

lunedì 7 novembre 2016

Scusa ma i lombrichi si possono mangiare?

Mi capita spesso di incontrare i bambini per parlargli delle meravigliose abilità dei lombrichi, in questi frangenti mi sento rivolgere le più disparate domande: perché sono così viscidi, ma quanto vivono, quanto mangiano, cosa mangiano e tante altre domande tipiche dell’innata curiosità dei bimbi. Ma questa volta il marmocchio iperattivo, che agitava un povero spaesato lombrico sotto il mio naso, mi ha sottoposto una delicatissima questione, e l'ha fatto con l'ingenuità spiazzante che solo un bambino può avere: “scusa, ma i lombrichi si possono mangiare?”. Un tremito glaciale ha cominciato ad andare su e giù per la mia spina dorsale. E ora che rispondo? Dopo un breve momento di riflessione, soppesando tutti i pro e i contro della mia successiva risposta, ho deciso di dirgli la cruda verità: “non solo si possono mangiare, ma probabilmente tu, un giorno, li mangerai! La faccia del bambino ha cominciato così a contorcersi in una smorfia di ribrezzo e, rimettendo nel suo contenitore il lombrico disorientato dai troppi dondolamenti, si è allontanato bofonchiando qualcosa di irripetibile sulla mia sanità mentale. Pazienza, la reazione era tra i contro soppesati e comunque ci stava tutta, era nell'ordine delle cose. E lo ammetto, la mia risposta era volta anche a provocare nel pargolo una forte reazione emotiva in modo da liberare il piccolo ostaggio disidratato e quasi privo di sensi (il lombrico). Però, in fondo, non sono andato troppo distante da quello che, per forza di cose, sarà il futuro alimentare dell’umanità.

sabato 15 ottobre 2016

Creare una micro farm: intervista a Nicola Savio

Intervista di Permacultura & Transizione a Nicola Savio, creatore di una micro farm come natura comanda, un esempio da seguire:



venerdì 1 luglio 2016

La Chinampa, un esempio di margine.

Il margine di un sistema naturale rappresenta una zona di confine con un altro sistema adiacente, per essere più chiari il margine è generalmente una fascia di transizione in cui si sommano gli effetti e l’energia di due diversi sistemi e per questo motivo diventa molto interessante poter usufruire dei benefici di entrambi. Questo concetto è uno dei principi della permacultura, ma non è un’idea originale, fa parte, invece, di un corredo culturale e sociale molto antico, che è stato intelligentemente ripreso da chi ha poi sviluppato i metodi della permacultura (Bill Mollison). La scala di applicazione del concetto di margine è estremamente variabile: la linea di costa, ad esempio,  è una zona di confine che separa l’area continentale da quella marina, e inteso in questo modo un margine può essere considerato esteso anche per migliaia di chilometri. Alla stessa maniera, però, anche una siepe frangivento di qualche decina di metri può rappresentare una zona di margine per il nostro appezzamento di terra, il passaggio tra un bosco e un pascolo o anche quello tra orto e frutteto. In queste zone di bordo si ritrovano gli elementi di due diversi sistemi, climi diversi che interagiscono, terreni diversi, energie che si sommano e biodiversità che aumenta in modo consistente. Le zone di margine, quindi, sono molto ricche sia dal punto di vista energetico sia per quanto riguarda la disponibilità delle risorse, non è un caso che la maggior parte degli insediamenti umani fin dalla preistoria sia sorto in queste aree (pensiamo agli insediamenti costieri o a quelli ai margini di un bosco). La possibilità di sfruttare le risorse di due ambienti diversi aumentava notevolmente la possibilità di sopravvivenza dell’insediamento e quando per qualche motivo l’uomo è andato a distruggere uno dei due sistemi gli esiti finali sono stati sempre rovinosi.
C’è stato un tempo in cui l’uomo era in armonia con la natura e questo rapporto armonioso è testimoniato dalla storia di tanti popoli e dalle diverse eredità culturali e tecnologiche che ci hanno lasciato e che purtroppo, nella maggior parte dei casi, non abbiamo raccolto. Il sistema Chinampa (da un antico termine meso americano che significa piazza fatta di canne) è un esempio magistrale dell’impiego di questi ambienti di transizione da parte degli Aztechi. Il passaggio tra ambiente lacustre e terraferma è ricchissimo di risorse, ma molto difficile da lavorare e sfruttare, con questo sistema di coltivazione gli aztechi riuscirono invece ad ottimizzare l’utilizzo di queste ricchezze. L’impianto veniva realizzato in questo modo: si sceglieva una parte di lago vicino alla linea di costa in modo che la profondità dell’acqua non fosse eccessiva (1-2 metri) e si creava un recinto rettangolare tramite una fitta palificata. A questo punto l’area isolata veniva riempita con rifiuti organici, legname, sterro, fango, pietrame, sfalci, ecc. espellendo l’acqua attraverso gli spazi presenti tra i tronchi dello sbarramento. La porzione organica utilizzata per il riempimento era molto ricca in elementi nutritivi e decomponendosi, diminuiva di volume, quindi i costruttori aztechi aggiungevano materiale fino a raggiungere una certa stabilità del terreno. Nel frattempo le zone più deboli o più esposte, venivano piantumate con essenze arboree ripariali che ben si adattavano a quell’ambiente di confine e che rinforzavano in modo efficace il bordo esterno della chinampa, in genere veniva utilizzato il salice. La parte interna, una volta terminata la fase di riempimento, si trovava stabilmente a qualche decina di centimetri sopra il livello dell’acqua. La realizzazione del successivo recinto rettangolare avveniva dopo aver lasciato nel mezzo un canale di dimensioni adeguate in modo da renderlo percorribile da piccole canoe.

martedì 24 maggio 2016

La rivolta degli indigeni

” Voi non avete nessun diritto di distruggere il nostro fiume. Le madri di Xingu non lo permetteranno.”
” Abbiamo deciso che la vostra parola non vale niente. La conversazione è finita. Noi, il mebengôre kayapó abbiamo deciso che non vogliamo un solo centesimo dei vostri soldi sporchi.
Non accettiamo una qualsiasi altra diga sul territorio Xingu. Il nostro fiume non ha un prezzo, non è in vendita, il nostro pesce che mangiamo non ha un prezzo, e la felicità dei nostri nipoti non ha prezzo. 
Non potremo mai smettere di combattere.La Xingu è la nostra casa e voi non siete i benvenuti qui.”

Questo è il discorso del capo tribù di Xingu ai rappresentanti delle multinazionali che vogliono acquistare il loro territorio, una fetta incontaminata di foresta amazzonica. Come già successo con i nativi americani, sterminati e rinchiusi nelle riserve fino distruggere completamente la loro identità culturale,  adesso gran parte delle restanti tribù del Brasile, Borneo, ecc. subiscono la pressione delle multinazionali, sempre più assetate di denaro e incuranti della devastazione degli ecosistemi che le loro scellerate azioni provocano. Sono incalcolabili i danni procurati all'intera umanità, quello che era un immenso serbatoio di biodiversità viene ridotto ad un mucchio di cenere per piantare palme da olio, per il legname o per aumentare la superficie dei pascoli. Molti degli attuali prodotti farmaceutici provengono dalle foreste brasiliane, del Borneo e di Sumatra, molti antibiotici sono sintetizzati a partire da componenti naturali presenti in queste zone incontaminate.

mercoledì 11 maggio 2016

Il lombrico d'oro, un premio per buoni sindaci

La sensibilità nei confronti del tema pesticidi diventa sempre più tangibile nell'opinione pubblica e negli amministratori dei comuni italiani. Chi tutela l'ambiente in cui viviamo va incoraggiato e premiato, e per questo motivo esiste un premio, ancora poco conosciuto al grande pubblico, che si chiama lombrico d'oro (proprio per le spiccate virtù in campo ambientale di questo anellide) che premia i sindaci che si sono particolarmente distinti per azioni che vanno a vantaggio dell'ambiente e della salute dei loro concittadini. Hanno aderito all’iniziativa diverse associazioni veronesi riunite nella Campagna stop glyphosate: Aveprobi, COSPE Veneto, FIAB Verona, Fumane Futura, Il Carpino, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Mag, Movimento della decrescita felice, Movimento Nonviolento, Musa Antiqua, Terra Viva, Valpolicella 2000, Verona Polis, WBA, WWF.

 I sindaci premiati per l'anno 2016 sono tre e provengono tutti dal Nord-Est della penisola: la prima vincitrice è Anna Maria Bigon, sindaco di Povegliano Veronese, che è stata la prima della provincia di Verona a decidere ufficialmente di non usare pesticidi chimici sui suoli di proprietà del comune. Un altro lombrico è andato a Sabina Tramonte, sindaco di Cavaion Veronese, che ha promosso incontri di formazione con la popolazione sull’agricoltura biologica e con una delibera ha escluso l'utilizzo di pesticidi sui terreni del comune; ed infine ha vinto il “Lombrico D’Oro” Ulrich Veith, sindaco di Malles, che  prima ha consultato i propri concittadini  tramite un referendum sull'utilizzo dei pesticidi sul territorio comunale e poi, sulla base dei risultati, ha fermato l'utilizzo di questi prodotti sull'intero territorio comunale. Qualcosa si muove! Questa notizia bilancia in qualche modo quella dell'Ispra, che ha trovato il 64% dei campioni  di acqua esaminato durante le sue campagne di analisi contaminato da Glifosato, ma rimane tantissimo da fare, possiamo però sperare che altri sindaci seguano l'esempio di questi tre illuminati e che il premio diventi a carattere nazionale in modo da coinvolgere tutta la penisola. La cosa importante e ricordarsi che tutte le conquiste vengono dal basso, tutte le aziende non hanno a cuore i propri clienti, ma le proprie tasche, però noi proprio colpendo le loro tasche possiamo indirizzare le loro scelte e le loro strategie (come sta succedendo per l'olio di palma), pretendere cibo e acqua non contaminati da pesticidi non è solo un nostro diritto per tutelare la nostra salute e il nostro territorio, ma un dovere nei confronti delle successive generazioni.

Amsterdam: una città a misura di ape

Il declino inesorabile delle popolazioni di insetti a livello mondiale viene ormai considerato il prodromo di una vera e propria estinzione...