lunedì 13 aprile 2015

13 erbe per migliorare il compost

Il compostaggio degli scarti di cucina e degli sfalci del giardino o dell'orto fornisce un prodotto finale con caratteristiche di certo non paragonabili ad un concime, infatti, anche dal punto di vista normativo il compost è definito un ammendante, cioè uno strutturante del terreno. il compost che produciamo in casa o nel nostro giardino non ha abbastanza azoto, fosforo, potassio (e tanti altri elementi) per avere il potere concimante. Per aumentare le qualità del nostro compost domestico possiamo fare delle integrazioni assolutamente naturali e benefiche che aumentano la quantità dei diversi elementi, migliorando le caratteristiche qualitative del prodotto finale.

Sono diverse le piante che possono essere introdotte nel cumulo (solitamente radici, fusto e foglie escludendo i semi, anche se a volte si usano anche quelli in infusione), molte di queste sono citate nei trattati di agricoltura biodinamica, altre provengono da una consolidata pratica antica (per esempio il sovescio). Ma le integrazioni che si possono fare non si limitano a migliorare l'output finale, determinate miscele riescono a fornire uno starter eccezionale per i cumuli un po' "pigri", come accade ad esempio nel quick return composting.  La gran parte delle piante elencate sono già presenti nei nostri giardini (ortica, borragine, tarassaco, ecc.) e quindi il reperimento risulterà immediato e privo di difficoltà. Le modalità di utilizzo sono diverse, ma generalmente, la via più facile è quella di introdurre steli, foglie e radici (a seconda della parte della pianta ricca dell'elemento ricercato) all'interno del cumulo.


1 - Achillea
L’Achillea è una pianta molto utile nel terreno. La sua vicinanza alle erbe aromatiche, come il timo, il rosmarino e il basilico sembra contribuire ad aumentare la produzione di oli essenziali nelle erbe e le rende più resistenti ai danni da insetti. Le erbe beneficiano anche per l'elevato livello di azoto dell’achillea, ed è ciò che la rende ideale per l’inserimento all'interno del cumulo di compost. L’achillea ha numerosi elementi che stimolano il compost, ferro, azoto, calcio, potassio, e fosforo in quantità, tanto che questa pianta è molto considerata in agricoltura biodinamica e viene somministrata sotto forma di infuso, fermentato, macerato e spray foliare. Oltre a migliorare la qualità del compost è un ottimo attivatore dei cumuli appena iniziati(entra di fatto nelle ricette per il compostaggio rapido) e contribuisce all'aumento della temperatura interna nel compostaggio a caldo.

martedì 24 marzo 2015

Olio di palma - green film



Green Film, diretto dal regista del regista Patrick Rouxell, racconta attraverso i ricordi di un orango in fin di vita, l'eccezionale vitalità delle foreste pluviali dell'Indonesia, e l'avanzare della loro distruzione per fare spazio alle piantagioni di acacia e palma da olio, per la produzione di carta e biodiesel. Immagini forti e poetiche di una tragedia dimenticata. GREEN è stato giudicato il miglior lungometraggio al 7° Festival Internazionale Audiovisivo della Biodiversità.

Questo è un documentario che dovrebbe essere visto da quante più persone possibile. Vincitore del miglior documentario corto nel recente Festival del Cinema Indipendente Durango, "Verde" documenta le ultime ore di vita di una femmina di orangutan. E 'quasi come se la vita gli viene risucchiata a lei come il suo ambiente viene distrutto. Lei diventa solo un'altra vittima della deforestazione e le piantagioni di palma da olio.



Il film racconta la bellezza e la diversità di un ecosistema un tempo rigoglioso verde attraversato da elefanti, una serie di primati di libellule.



Il documentario traccia ognuna delle minacce che gli oranghi subiscono - da parte dell'industria del legno fornendo il commercio di mobili esotici o il mercato cellulosa e carta per l'industria dell'olio di palma alimentare l'insaziabile domanda di prodotti alimentari, cosmetici e biodiesel. Il commercio illegale di animali vive in mezzo alla distruzione. 



"Green" è di 48 minuti lungo, è disponibile per il download gratuito per tutte le proiezioni private e pubbliche. Il film è in versione internazionale accessibile a tutte le nazionalità, prodotto in maniera indipendente e libera da ogni attaccamento commerciali o politici. Non esitate a proiettare il film ovunque ci si sente adeguato.
Fonte: Mr Traveler

mercoledì 18 marzo 2015

Olio di palma, condanna senza attenuanti

Da qualche mese la normativa europea ha reso più chiare le etichette dei prodotti alimentari e immediatamente  la marachella dei grandi produttori di merendine, dolci da forno e creme è saltata fuori: sotto la vaga e nebulosa dicitura di “oli vegetali” si celava il famigerato olio di palma. Immediatamente è scattato il processo mediatico a questo poco gradito ingrediente del 90% dei prodotti da forno e delle creme (tra cui la più famosa di tutte che ne ha dentro un considerevole quantitativo), ma questa volta, purtroppo per il soggetto incriminato,  più che a indizi ci troviamo di fronte a una serie di prove schiaccianti e inconfutabili che portano ad un comprovato verdetto di colpevolezza e ad una condanna senza sconti.
 Cominciamo dal conoscere l’imputato, l’olio di palma è un olio vegetale saturo non idrogenato ricavato dai frutti degli alberi di palma (genere Elaeis), mentre dai semi si ricava l’olio di palmisto. Si usa in una miriade di prodotti alimentari e per la cura del corpo, si usa anche come combustibile e molto più semplicemente come olio per frittura. L’olio non raffinato si presenta di colore rossastro, di consistenza semisolida e con un gradevole profumo di violetta, raffinandolo, oltre a perdere gran parte delle sue qualità, diventa liquido e di colore giallognolo. Geograficamente proviene per lo più da paesi della fascia equatoriale. Perché viene usato così massicciamente dall’industria alimentare? Elementare Watson, costa pochissimo rispetto agli altri oli e inoltre, si mantiene neutro al gusto e conferisce una notevole morbidezza nelle merendine e spalmabilità alle creme. Perché tutti dicono che usarlo è un crimine contro l’umanità, il pianeta, gli esseri viventi animali e vegetali, i sassi, i mari, i laghi, le pozzanghere, eccetera eccetera? Elementare Watson, perché è così!  Ci sono talmente tante prove, studi e fatti incontrovertibili che ci dicono che usare l’olio di palma fa male alla salute, alle economie locali, ai contadini e all’ambiente che si spiega per quale motivo fino ad adesso la maggior parte delle aziende alimentari non palesavano la presenza di questo olio nella lista degli ingredienti preferendo trincerarsi dietro la rassicurante dicitura “oli vegetali”. Ma dato che tutti hanno diritto ad un processo, cominciamo a produrre le prove della colpevolezza dell’imputato, cominciando dai danni alla salute prodotti dall’olio di palma. Durante il processo di raffinazione vengono perse tutte le sostanze antiossidanti di cui questo olio è ricco, mentre si concentrano i grassi saturi (il 43%) che sono altamente dannosi per la nostra salute e dato che ci siamo accorti che  l’olio di palma viene utilizzato in gran parte dei prodotti che acquistiamo (merendine, biscotti e snack, creme) la quantità pro capite consumata da ogni individuo è considerevole – in particolar modo tra i bambini.
Oltre ai danni per il consumatore finale, i problemi causati dall’olio di palma cominciano dall’inizio della filiera, causando devastazione lungo tutto il percorso che lo porta dalla piantagione fino alle nostre case. I primi danni sono cominciati negli anni 90, quando le grandi multinazionali hanno capito le potenzialità di questo prodotto e con le loro politiche neocolonialiste si sono assicurate la complicità di governicchi locali (Sud-est asiatico e America del Sud) che hanno cominciato una deforestazione totale dei loro territori in favore della monocoltura della palma da olio. Conseguenze? Quelli immaginabili, totale devastazione di foreste pluviali fino a quel momento incontaminate e ricchissime di biodiversità, fortune nelle mani di pochissimi, contadini sempre più poveri, sfruttamento del lavoro minorile (la raccolta viene spesso fatta dai bambini per pochi spiccioli), centinaia di specie  in via di estinzione (tra cui gli oranghi, elefanti e la tigre di Sumatra), tribù indigene sterminate e sradicate dal territorio, costante impoverimento dei terreni, crescente inquinamento dovuto alla necessità di utilizzare costantemente pesticidi e concimi chimici.

Recentemente, visto il dilagare della protesta delle associazioni ambientaliste di tutto il mondo, è uscita fuori una certificazione biologica per l’olio di palma (RSPO Roundtable for Sustainable Palm Oil), premesso che l’olio di palma non può essere biologico per tutto quanto detto sopra, questa certificazione (ennesimo pezzo di carta) è stata creata dagli stessi soggetti che hanno provocato il disastro, quindi il suo valore è prossimo allo zero. Il verdetto di condanna è inevitabile e quando affondate il cucchiaino in una crema alla nocciole che contiene olio di palma riflettete sulle tribù dei Penan e dei Dayak, abitanti delle foreste del Borneo, che ogni giorno lottano e muoiono per il proprio territorio minacciato dalla deforestazione per fare spazio alla coltivazione delle palme, oppure provate a pensare a quei contadini di alcuni paesi sudamericani che sono stati trucidati dagli squadroni della morte perché protestavano per i propri diritti calpestati, provate a pensare a tutto questo, vedrete, quella crema sembrerà molto molto più amara.

mercoledì 28 gennaio 2015

I cibi anticancro

Articolo originale al seguente link: http://www.herbs-info.com/anticancer-foods.html




Introduzione


Lo scopo di questa pagina  non è cercare di convincere che "questi alimenti curano il cancro". Però, diverse ricerche hanno evidenziato che gli alimenti elencati in questa pagina hanno qualche effetto citotossico preventivo / protettivo o diretto contro le cellule tumorali, di solito in test di laboratorio in vitro. Tuttavia, c'è ancora molto lavoro da fare per i ricercatori prima che questi effetti possano in generale essere considerati "provati" per contrastare il cancro negli esseri umani - anche se questi sono sicuramente alimenti sani e ampiamente considerati benevoli per la salute!
Lo scopo di questa pagina è semplicemente di presentare quante più informazioni possibili in materia, in modo che le persone interessate a questo argomento possano avere un punto di partenza per approfondire l'argomento. Quindi si deve vedere questa pagina come "punto di partenza" per la ricerca o le indagini. Ho citato tutti i riferimenti che ho trovato. Una dichiarazione di non responsabilità è scritta in caratteri piccoli alla fine di questa pagina, ma è opportuno ripeterlo: Questa pagina non è un consiglio medico, né è destinata a sostituire la consultazione medica professionale.
Elenco

Avocado

Gli studi hanno trovato un'azione antiproliferativa e apoptosi dell'avocado su tumore orale, della prostata e altre cellule tumorali.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=avocado%20cancer

Fonte di cibo
Contenuto di antociani
(mg per 100 g)
mais viola
1.642
Aronia
1.480
Uva rossa
888
Melanzana
750
Lampone nero
589
Mirtilli selvatici
558
Lampone
365
Ciliegia
350-400
Bacca Di Acai
320
Mora (Marionbarry)
317
Ribes nero
190-270
Ribes rosso
80-420
Arancio
~ 200
Vino rosso
24-35

Gli antociani (bacche, ribes, melanzane, arancio, uva rossa, vino rosso, mais viola e altro)

Gli antociani sono molecole appartenenti alla classe dei flavonoidi, e sono pigmenti, appaiono rosse, viola o blu. Queste sostanze si trovano nei tessuti vegetali, soprattutto in frutti rossi, blu, viola o nero. 
http://en.wikipedia.org/wiki/Anthocyanin 
bacche come il mirtillo, mirtilli, mirtillo, sambuco, lampone e fragola sono ricchi di antociani e i ricercatori hanno trovato effetti anti-cancerogeni:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14972022
I lamponi neri hanno mostrato di inibire la promozione e la progressione delle cellule tumorali 
 http://en.wikipedia.org/wiki/Anthocyanin#Research
 Questi studi hanno ormai raggiunto le fasi di studio sugli esseri umani
 http: //www.ncbi.nlm.nih .gov / PubMed / 17574861 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16800781

Molta ricerca è bene fatto in questo campo - lista delle Pubblicazioni qui - http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=cancer%20anthocyanins
Sopra trovate una lista di alcuni degli alimenti con il più alto contenuto di antociani: (provenienti da http://en.wikipedia.org/wiki/Anthocyanin )

lunedì 19 gennaio 2015

60 erbe con proprietà antitumorali

Articolo originale al seguente link: http://www.herbs-info.com/anticancer-herbs.html

Introduzione
L’argomento erbe antitumorali è certamente controverso, le opinioni sono fortemente polarizzate, suddivise tra quelli fortemente contrari ai trattamenti medici tradizionali e quelli fortemente contrari alla fitoterapia. Sono stati condotti numerosi studi scientifici sulle proprietà antitumorali delle piante, ma resta ancora molto da fare. Lo scopo di questa pagina è quello di presentare nel modo migliore possibile questo argomento prendendola come punto di partenza o come spunto per la ricerca e per approfondimenti. Chiaramente, questa pagina non è un consiglio medico, né è destinata a sostituire la consultazione medica professionale. Questo sito riporta notizie scientifiche di evidenza pubblica riportate sui siti o pubblicazioni di informazione medico-scientifica. 
Si tenga presente che un risultato positivo di uno studio scientifico non deve essere considerato una prova medica e tali risultati non provano che erbe, diete, supernutrienti, ecc. possano curare il cancro. L'autotrattamento è assolutamente da evitare e per qualunque informazione è necessario consultare sempre un medico qualificato.

Il termine erba antitumorale è certamente troppo forte e può dare luogo a false speranze, di certo il vocabolo non è abbastanza preciso. L’azione viene definita meglio su questo articolo (link http://www.healthy.net/scr/article.aspx?Id=1583) che definisce tre azioni principali:
Citotossico: azione contro i tumori in vitro (cioè in colture cellulari di laboratorio).
Attività Anti-tumorale: tossico per i tumori negli animali vivi.
Anti cancro: azione contro i tumori in sperimentazione umana
I meccanismi attraverso i quali le erbe possono combattere  o prevenire i tumori sono molteplici e complessi. Alcune erbe possono agire come immunomodulatori, stimolando il sistema immunitario a combattere le cellule tumorali. Altre possono avere un’azione diretta citotossica, ma questo non significa che possono essere immediatamente utilizzati perché un agente citotossico può essere tossico anche per cellule sane. Alcune piante (ad es. il cardo mariano) hanno un’azione selettiva contro le cellule tumorali e questa è, ovviamente, una qualità altamente ricercata.
Per quanto mi riguarda sarei favorevole ad una ricerca su larga scala di tipo "big data" che potrebbe più facilmente individuare correlazioni tra lo stile di vita, dieta e integrare i fattori di incidenza di cancro. Un progetto futuro per il mondo da prendere in considerazione? Ora abbiamo la tecnologia per farlo.
Qui di seguito viene riportato l’elenco di più di 60 piante per le quali sono state segnalate proprietà antitumorali. Abbiamo fatto del nostro meglio per riportare anche tutti i riferimenti bibliografici. Spero che queste informazioni siano di aiuto per chi volesse approfondire l’argomento. Sono benvenuti i suggerimenti vedere il piede della pagina per informazioni.
Un ringraziamento speciale a Dan Ablir, Kelsey Wambold e Julie Anne Ne per il loro aiuto con questa pagina.

giovedì 18 dicembre 2014

Mangiare insetti!

Il solo pensiero di mangiare insetti suscita nella maggior parte degli occidentali un senso di disgusto e la perdita istantanea e prolungata dell'appetito. Ma la notizia che nel 2050 saremo 9 miliardi a scorrazzare su quello che sarà rimasto del pianeta terra, deve indurci a riflettere e a pensare di poter considerare una radicale inversione di tendenza sulle nostre scelte alimentari. Consideriamo che già adesso un terzo delle terre emerse sono dedicate direttamente o indirettamente alla produzione di cibo per l'uomo. Tra qualche anno la pressione antropica raggiungerà livelli tali da mettere in serio pericolo tutti gli ecosistemi terrestri e come dice un famoso detto dei nativi americani, una volta che avremo distrutto tutta la natura non potremo mangiarci i soldi. Quindi, finché siamo in tempo (e non lo so se lo siamo!) cominciamo a prendere in considerazione delle alternative che siano sostenibili per il pianeta. Limitare il consumo di carne sarebbe già un passo avanti, diventare vegetariani? Un bel salto in avanti, ma non tutti sono disposti a rinunciare alle proteine animali. Anche se insieme alle proteine, gli allevamenti intensivi ci forniscono anche un pacchetto completo di sostanze che non sono certo una passeggiata di salute per il nostro organismo (ormoni, sostanze cancerogene, ecc.) oltre ad una incommensurabile devastazione degli ecosistemi. 
Una soluzione al problema ci viene fornita da organismi che stanno un po' più in basso nella piramide alimentare: gli insetti. Da sempre l'uomo si ciba di insetti, certo non tutte le culture hanno sviluppato l'entomofagia come mezzo di sostenimento vitale,  ma centinaia di milioni di persone hanno nella loro dieta una cospicua percentuale di proteine derivanti dal mondo degli insetti. In particolare l'Asia, l'Africa, America del Sud e l'Oceania sono le aree in cui questa pratica ha la maggiore diffusione, possiamo citare le larve del punteruolo rosso che vengono mangiate in Nigeria e Papua Nuova Guinea, oppure il piatto prelibato degli aborigeni australiani costituito da formiche nutrite con il miele, le uova di formica in Messico, le tarantole della cucina cambogiana e venezuelana, le larve di vespa in giappone.
Paese che vai, insetto da mangiare che trovi. Comunque, anche in Italia abbiamo le nostre belle perversioni culinarie, basti pensare al casu martzu, formaggio sardo colonizzato dalle larve della mosca casearia. E non è un caso isolato perché diverse regioni italiane presentano formaggi con lo stesso procedimento biologico di formazione (Emilia Romagna, Calabria, Puglia, Liguria, Friuli, Abruzzo e Piemonte). Senza tralasciare alcune abitudini alimentari consolidate come le lumache e le rane che fanno venire i brividi lungo la schiena a molti. I vantaggi di una transizione verso l'entomofogia per l'ambiente sono tantissimi. Ogni hamburger prodotto comporta la distruzione di 5 mq di foreste, 35 mq per ogni kg di carne, per lo stesso kg di carne sono necessari 15000 litri di acqua (considerando tutto), mentre per produrre lo stesso quantitativo di insetti la quantità di acqua e cibo è infinitamente minore. Il quantitativo di proteine è del tutto rispettabile e paragonabile a quello della carne bovina, pochissimi grassi, alti contenuti in calcio e ferro, senza contare che per produrre un kg di carne dagli insetti servono solo 2 kg di cibo, mentre per produrre lo stesso quantitativo di carne bovina ne servono 8 kg. Gli insetti, poi, sono commestibili mediamente per l'80% della loro massa corporea, mentre di un bovino riusciamo a mangiare appena il 40% del peso. Allevare insetti al posto delle mucche comporterebbe l'impiego di superfici molto ridotte, di pochissima acqua e produrrebbe una frazione ridottissima di gas serra (attualmente il 18% dei gas serra è prodotta dagli animali allevati). Gli insetti sono molto meno vulnerabili alle malattie rispetto ai mammiferi e non sottrarrebbero superfici alle coltivazioni destinate all'alimentazione umana. 
Anche la FAO ha compreso che gli insetti sono una validissima fonte di proteine e in questo documento troverete un'analisi approfondita sulle prospettive future dell'entomofagia a livello mondiale.
Anche a livello domestico è possibile l'autoproduzione di proteine da insetti (siete contenti?), una designer austriaca, Katharina Unger, ha ideato e messo in produzione un sistema di allevamento domestico di larve di mosche soldato (il FARM 432), con il quale si possono allevare le mosche e da un comodo cassettino prelevare alla bisogna le larve da utilizzare nei vostri piatti. Esistono circa 1900 specie conosciute di insetti commestibili e questo numero è destinato a crescere man mano che vengono compiute nuove ricerche; per chi è ancora scettico, sappiate che gli insetti sono già nella vostra dieta, durante i processi di lavorazione dei cibi molto spesso vengono inglobati anche frammenti di insetti, la legislazione italiana non considera questa eventualità perchè, ovviamente, gli insetti non sono nocivi, ma ci sono nazioni che addirittura hanno fissato i limiti della presenza di insetti (o frammenti di essi) nei cibi (ad es. gli Stati Uniti). Per vostra informazione gli alimenti per così dire, più a rischio, sono le farine (e derivati), il cacao, il caffè e le marmellate.
Il tabù alimentare è già stato sdoganato da alcuni cuochi pluristellati come Carlo Cracco, che utilizza larve tritate in alcune sue ricette, oppure Renè Rezdepi che decanta il sapore di pop-corn delle sue formiche fritte. 
Cambiare abitudini alimentari è difficile, ma non impossibile.  Anche in Italia c'è stato un periodo in cui mangiare insetti era considerato normale, Plinio nel suo Naturalis Historia (77 d.c.) descriveva il consumo di una pietanza chiamata Cossus che era composta da un misto di larve di Lucanus cervus o Prionus coriarus (scarafaggi) che venivano allevate in farina e vino proprio per essere mangiate. 
Che aspettate allora?
Buon pranzo a tutti!




martedì 9 dicembre 2014

Una pianta dai mille usi: il Vetiver

Come spesso accade la natura ci viene in aiuto per mitigare gli enormi danni che più o meno scientemente arrechiamo alla nostra terra. Il Chrysopogon zizanioides, meglio noto come Vetiver, è una pianta erbacea originaria dell'India, conosciuta dai più per l'olio essenziale molto odoroso utilizzato in profumeria (basti ricordare che è uno dei componenti del famosissimo Chanel n° 5). Nella mitologia orientale era considerata un’erba dalle proprietà benefiche in grado di togliere l’energia negativa, mentre il suo profumo si credeva fosse capace di scacciare gli spiriti maligni: proprio per questo motivo, per molti secoli, si usava intrecciare radici di vetiver insieme ai filati nella fabbricazione di tappeti e nella costruzione di capanne di paglia (link). 
Cespugli di vetiver
Anche se originaria dell'oriente questa pianta, grazie alla sua versatilità nell'adattamento a condizioni pedoclimatiche estreme, ha ormai carattere ubiquitario ed è coltivata per gli utilizzi più svariati in tutto il globo terracqueo. Il vetiver, contrariamente alla maggior parte delle piante che hanno assunto una diffusione mondiale (ad es. l'ailanto), non è assolutamente infestante, ha una bassa germinabilità, non produce stoloni o rizomi e la sua moltiplicazione avviene, nelle varietà utilizzate, tramite divisione vegetativa. Le meraviglie di questa pianta erbacea cominciano dal suo apparato radicale: lo sviluppo è prevalentemente verticale ed assume dimensioni enormi rispetto alla parte aerea della pianta, pensate che un cespo di vetiver alto 50-70 cm (arriva a 150 cm), può avere una lunghezza delle radici anche pari a 4-5 metri (1:5-1:10 rapporto tra parte aerea e apparato radicale), se poi consideriamo che lo sviluppo è prevalentemente verticale, che le radici sono fittissime e fibrose ed hanno una resistenza media alla trazione paragonabile ad 1/6 di quella di un acciaio di media qualità, riusciamo a comprendere come la prima applicazione pensata per questa meraviglia della natura sia stata il consolidamento dei versanti. Le particolari caratteristiche delle radici la rendono perfetta per questa applicazione ingegneristica, si consideri infatti che le radici sono così sottili che si insinuano tra le rocce frantumate e dislocate creando un reticolo di tenuta che blocca l'ammasso consolidandolo sempre di più man mano che le radici si estendono nel sottosuolo. La conformazione cespitosa del fusto e la sua resistenza alle azioni meccaniche (dovuta alla elevata presenza di silice nelle foglie) fa si che le piante, disposte a siepe, svolgano una funzione mitigante dell'erosione superficiale impedendo il ruscellamento e favorendo l'infiltrazione delle acque. Quindi il risultato è duplice e complementare: il consolidamento del versante e l'abbattimento del ruscellamento superficiale che è una delle cause del dissesto, a questo si aggiunga che favorendo l'infiltrazione il vetiver contribuisce alla conservazione delle risorse idriche. Il costo per realizzare un consolidamento del genere risulta molto inferiore a quello delle tecniche tradizionali e i risultati sono spesso molto più efficaci. Già questa applicazione basterebbe per inserire il vetiver tra i migliori amici dell'uomo e dell'ambiente, ma le risorse di questa piantina sono numerosissime e la seconda che andremo ad analizzare è la capacità di depurazione e bonifica dei terreni e delle acque inquinate. Sono centinaia gli studi e gli esperimenti condotti sulle potenzialità del vetiver nel campo della decontaminazione e della rinaturalizzazione di suoli inquinati, le applicazioni vanno dalla contaminazione industriale (idrocarburi, metalli pesanti, carbone), alla contaminazione in campo agricolo (pesticidi), tutti hanno dato ottimi risultati ed hanno spinto la ricerca ad approfondire le possibilità fornite dal vetiver. Le piante hanno la capacità di resistere ed incorporare nella biomassa quantità straordinarie di Azoto, Fosforo, Potassio, Metalli Pesanti, Idrocarburi che sarebbero letali per ogni altra pianta.
Questa particolarità la rende adatta per la messa in sicurezza ed il progressivo disinquinamento di aree intensamente inquinate. La copertura vegetale permanente che si ottiene, riduce al minimo la volatilità degli inquinanti presenti sul terreno impedendo che questi penetrino nelle vie aeree di chi si trova in aree limitrofe e nella catena alimentare (link).
Impianto di fitodepurazione con piantine di vetiver
Qui di seguito una lista non esaustiva degli altri usi del vetiver in giro per il mondo:
Industria: il vetiver ha un alto contenuto di cellulosa (45,8%) quindi può essere utilizzata per la produzione di carta di buona qualità e cartone. In Thailandia vengono prodotti pannalli isolanti a base di vetiver per l'edilizia. Inoltre, può essere utilizzato per produrre un truciolato di buona qualità.
Energia: dagli scarti del vetiver, attraverso un processo di saccarificazione e fermentazione (SSF tecnique)  si produce etanolo limpido e di buona qualità con una produzione pari al 13% in peso.
Artigianato: per millenni le fibre di questa pianta sono state utilizzate per produrre ceste, contenitori, tappeti, borse, cappelli e persino recipienti per l'acqua (mescolando le fibre di vetiver con l'argilla).
Edilizia: oltre ai pannelli isolanti, le balle di paglia di vetiver sono ottime isolanti e con un'elevata resistenza al fuoco, inoltre, sono totalmente libere da insetti grazie al repellente chimico naturale prodotto dalle sue stesse foglie. Dalla cenere delle foglie si produce un cemento con buone caratteristiche meccaniche. Tradizionalmente in Asia, le foglie venivano impiegate per la costruzione dei tetti. All'interno dei mattoni di argilla prodotti a mano per fabbricare le case in Senegal vengono inserite fibre di vetiver per evitare le lesioni e le rotture durante l'essiccazione.
Alimentari: in India l'essenza di vetiver viene utilizzata per aromatizzare gelati, sciroppi e bevande. La radice viene utilizzata per preparare bevande rinfrescanti.
Medicina: dal vetiver si produce un olio terapeutico utilizzato per bilanciare l'attività delle ghiandole sebacee, come olio emolliente e come rimedio per l'acne oltre che per le rughe e le smagliature. Come infuso è stato dimostrata l'efficacia in molti disturbi di origine nervosa (insonnia, ansia, ecc). Le applicazioni vanno ben oltre quelle descritte: febbre, lombalgie, emicranie, irritabilità di stomaco, cistifellea, diabete, reumatismi fino alla cura dei tumori sono le applicazioni del vetiver nella medicina tradizionale orientale.
Profumeria: l'olio essenziale veniva utilizzato per la produzione di profumi e di fragranze utilizzate nei potpourri, saponi, cere aromatizzate e oli per la pelle. Attualmente, visto l'avvento dei prodotti di sintesi industriale nel campo della profumeria, l'uso della radice di vetiver ha perso parte della sua importanza.
Foraggio: le giovani piantine possono essere utilizzate come foraggio per il bestiame o come cibo negli allevamenti di pesce. Le piante più grandi presentano qualche inconveniente, innanzitutto hanno valori nutritivi più bassi delle altre piante utilizzate come foraggio, inoltre, sono abbastanza dure perché presentano elevati tenori di silice.  A questi elementi negativi fanno da contraltare alcuni aspetti positivi tutt'altro che trascurabili: il contenuto ottimale di carboidrati strutturali e di proteine grezze. La conclusione ovvia è che il vetiver può essere utilizzata come foraggio miscelata con altre piante che ne completino le proprietà nutrizionali.
Coltivazione di funghi: le foglie di questa poliedrica piantina contengono molti composti chimici come la cellulosa, l’emicellulosa, la lignina, proteine grezze, oltre a diversi minerali. Tutto questo rappresenta un ottimo substrato per far crescere i funghi.
Insetticida: è risaputo che questa pianta ha pochissimi nemici. Diversi studi hanno evidenziato che le foglie del vetiver contengono sostanze sgradite agli insetti, acari e ai microrganismi patogeni (ad es. il nootkatone, la stessa sostanza che conferisce aroma e profumo al pompelmo).
Fungicida: per i motivi su esposti la pianta risulta difficilmente attaccabile dai funghi.

Allelopatia: pochissime altre piante riescono a crescere nei pressi di una piantina di vetiver. Il fenomeno per cui una pianta rilascia nel terreno sostanze che inibiscono la crescita e lo sviluppo di piante concorrenti è detto allelopatia o antagonismo radicale e la pianta in questione sfrutta in pieno questa caratteristica. Gli studi eseguiti sono diversi (sulla germinazione dei semi di soia ad es.) e gli scienziati stanno cercando di utilizzare l’olio di vetiver come erbicida naturale.
Infine, non è trascurabile il fatto che questa pianta ha un aspetto gradevole ed è di semplicissima coltivazione, questo ha contribuito alla diffusione del vetiver come pianta ornamentale e con valenza paesaggistica. Una pianta, mille usi diversi, che volete di più?


Amsterdam: una città a misura di ape

Il declino inesorabile delle popolazioni di insetti a livello mondiale viene ormai considerato il prodromo di una vera e propria estinzione...