martedì 5 maggio 2015
sabato 25 aprile 2015
lumbricus terrestris vs Eisenia fetida
Spesso mi domandano come si riconoscono i lombrichi terrestri da quelli che utilizziamo per il compostaggio. Cominciamo col dire che sono due specie diverse, con etologia e habitat profondamente differenti. Il lombrico terrestre (Lumbricus terrestris) è una specie anecica, Questo significa che il lombrico scava una fitta rete di gallerie nel sottosuolo (anche fino a due metri di profondità) dove vive e nelle quali trascina il suo nutrimento che si procura solitamente vicino la superficie. Il lombrico che si usa per il vermicompostaggio è una specie epigeica, quindi non è uno scavatore e praticamente se messo nel terreno muore nel giro di pochi minuti, questa specie vive e prospera all'interno di sostanza organica in decomposizione (letame, scarti vegetali, ecc). La specie è solitamente l'Eisenia fetida (o andrei), ma ce ne sono altre che possono essere utilizzate per il compostaggio (Peryonix escavatus, Lumbricus rubellus, Dendrobaena veneta, ecc). Anche il lombrico terrestre non deve essere prelevato dal suo ambiente naturale perché anche lui, se inserito in una compostiera, morirebbe rapidamente. Le differenze si possono notare nella foto, le dimensioni sono molto dverse: fino a 25-30 cm il lombrico terrestre, mentre il lombrico compostatore ha solitamente dimensioni non superiori agli 8-10 cm. Anche la colorazione è molto diversa: tra il grigio e il rosato per il lombrico terrestre, mentre il rosso per l'Eisinia andrei, il giallo e il marrone per l'Eisenia fetida. Se proprio volessimo liberare dei lombrichi rossi dovremmo portarli in un posto dove ci sia tanta sostanza organica in deposizione (letti di fogliame, humus, letame, ecc), ma considerando la loro utilità l'ideale è tenerli dentro la vermicompostiera, mentre il lombrichi terrestri è meglio che stiano sempre nel loro habitat naturale: sotto terra.«I lombrichi sono un aratro naturale. Dubito ci siano molti altri animali che abbiano giocato un ruolo così importante nella storia del pianeta come i lombrichi. Rimescolando quei pochi centimetri di terriccio che ricoprono il pianeta, lo fertilizzano trasformandolo in humus» C. Darwin
lunedì 13 aprile 2015
13 erbe per migliorare il compost
Il compostaggio degli scarti di cucina e degli sfalci del
giardino o dell'orto fornisce un prodotto finale con caratteristiche di certo
non paragonabili ad un concime, infatti, anche dal punto di vista normativo il
compost è definito un ammendante, cioè uno strutturante del terreno. il compost
che produciamo in casa o nel nostro giardino non ha abbastanza azoto, fosforo,
potassio (e tanti altri elementi) per avere il potere concimante. Per aumentare le qualità del nostro
compost domestico possiamo fare delle integrazioni assolutamente naturali e
benefiche che aumentano la quantità dei diversi elementi, migliorando le
caratteristiche qualitative del prodotto finale.Sono diverse le piante che possono essere introdotte nel cumulo (solitamente radici, fusto e foglie escludendo i semi, anche se a volte si usano anche quelli in infusione), molte di queste sono citate nei trattati di agricoltura biodinamica, altre provengono da una consolidata pratica antica (per esempio il sovescio). Ma le integrazioni che si possono fare non si limitano a migliorare l'output finale, determinate miscele riescono a fornire uno starter eccezionale per i cumuli un po' "pigri", come accade ad esempio nel quick return composting. La gran parte delle piante elencate sono già presenti nei nostri giardini (ortica, borragine, tarassaco, ecc.) e quindi il reperimento risulterà immediato e privo di difficoltà. Le modalità di utilizzo sono diverse, ma generalmente, la via più facile è quella di introdurre steli, foglie e radici (a seconda della parte della pianta ricca dell'elemento ricercato) all'interno del cumulo.
1 - Achillea
L’Achillea è una pianta molto utile nel terreno. La sua
vicinanza alle erbe aromatiche, come il timo, il rosmarino e il basilico sembra
contribuire ad aumentare la produzione di oli essenziali nelle erbe e le rende
più resistenti ai danni da insetti. Le erbe beneficiano anche per l'elevato
livello di azoto dell’achillea, ed è ciò che la rende ideale per l’inserimento all'interno del cumulo di compost. L’achillea ha numerosi elementi che
stimolano il compost, ferro, azoto, calcio, potassio, e fosforo in quantità,
tanto che questa pianta è molto considerata in agricoltura biodinamica e viene
somministrata sotto forma di infuso, fermentato, macerato e spray foliare.
Oltre a migliorare la qualità del compost è un ottimo attivatore dei cumuli
appena iniziati(entra di fatto nelle ricette per il compostaggio rapido) e contribuisce all'aumento della temperatura interna nel
compostaggio a caldo.martedì 24 marzo 2015
Olio di palma - green film
Green Film, diretto dal regista del regista Patrick Rouxell, racconta attraverso i ricordi di un orango in fin di vita, l'eccezionale vitalità delle foreste pluviali dell'Indonesia, e l'avanzare della loro distruzione per fare spazio alle piantagioni di acacia e palma da olio, per la produzione di carta e biodiesel. Immagini forti e poetiche di una tragedia dimenticata. GREEN è stato giudicato il miglior lungometraggio al 7° Festival Internazionale Audiovisivo della Biodiversità.
Questo è un documentario che dovrebbe essere visto da quante più persone possibile. Vincitore del miglior documentario corto nel recente Festival del Cinema Indipendente Durango, "Verde" documenta le ultime ore di vita di una femmina di orangutan. E 'quasi come se la vita gli viene risucchiata a lei come il suo ambiente viene distrutto. Lei diventa solo un'altra vittima della deforestazione e le piantagioni di palma da olio.
Il film racconta la bellezza e la diversità di un ecosistema un tempo rigoglioso verde attraversato da elefanti, una serie di primati di libellule.
Il documentario traccia ognuna delle minacce che gli oranghi subiscono - da parte dell'industria del legno fornendo il commercio di mobili esotici o il mercato cellulosa e carta per l'industria dell'olio di palma alimentare l'insaziabile domanda di prodotti alimentari, cosmetici e biodiesel. Il commercio illegale di animali vive in mezzo alla distruzione.
"Green" è di 48 minuti lungo, è disponibile per il download gratuito per tutte le proiezioni private e pubbliche. Il film è in versione internazionale accessibile a tutte le nazionalità, prodotto in maniera indipendente e libera da ogni attaccamento commerciali o politici. Non esitate a proiettare il film ovunque ci si sente adeguato.
Fonte: Mr Traveler
mercoledì 18 marzo 2015
Olio di palma, condanna senza attenuanti
Da qualche mese la normativa
europea ha reso più chiare le etichette dei prodotti alimentari e
immediatamente la marachella dei grandi
produttori di merendine, dolci da forno e creme è saltata fuori: sotto la vaga
e nebulosa dicitura di “oli vegetali” si celava il famigerato olio di palma.
Immediatamente è scattato il processo mediatico a questo poco gradito
ingrediente del 90% dei prodotti da forno e delle creme (tra cui la più famosa
di tutte che ne ha dentro un considerevole quantitativo), ma questa volta,
purtroppo per il soggetto incriminato, più che a
indizi ci troviamo di fronte a una serie di prove schiaccianti e inconfutabili
che portano ad un comprovato verdetto di colpevolezza e ad una condanna senza
sconti.
Cominciamo dal conoscere l’imputato, l’olio di palma è un olio vegetale
saturo non idrogenato ricavato dai frutti degli alberi di palma (genere Elaeis),
mentre dai semi si ricava l’olio di palmisto. Si usa in una miriade di prodotti
alimentari e per la cura del corpo, si usa anche come combustibile e molto più
semplicemente come olio per frittura. L’olio non raffinato si presenta di
colore rossastro, di consistenza semisolida e con un gradevole profumo di
violetta, raffinandolo, oltre a perdere gran parte delle sue qualità, diventa
liquido e di colore giallognolo. Geograficamente proviene per lo più da paesi della
fascia equatoriale. Perché viene usato così massicciamente dall’industria
alimentare? Elementare Watson, costa pochissimo rispetto agli altri oli e inoltre,
si mantiene neutro al gusto e conferisce una notevole morbidezza nelle
merendine e spalmabilità alle creme. Perché tutti dicono che usarlo è un
crimine contro l’umanità, il pianeta, gli esseri viventi animali e vegetali, i
sassi, i mari, i laghi, le pozzanghere, eccetera eccetera? Elementare Watson, perché
è così! Ci sono talmente tante prove,
studi e fatti incontrovertibili che ci dicono che usare l’olio di palma fa male
alla salute, alle economie locali, ai contadini e all’ambiente che si spiega
per quale motivo fino ad adesso la maggior parte delle aziende alimentari non
palesavano la presenza di questo olio nella lista degli ingredienti preferendo
trincerarsi dietro la rassicurante dicitura “oli vegetali”. Ma dato che tutti
hanno diritto ad un processo, cominciamo a produrre le prove della colpevolezza
dell’imputato, cominciando dai danni alla salute prodotti dall’olio di palma.
Durante il processo di raffinazione vengono perse tutte le sostanze
antiossidanti di cui questo olio è ricco, mentre si concentrano i grassi saturi
(il 43%) che sono altamente dannosi per la nostra salute e dato che ci siamo
accorti che l’olio di palma viene utilizzato in gran parte dei prodotti
che acquistiamo (merendine, biscotti e snack, creme) la quantità pro capite
consumata da ogni individuo è considerevole – in particolar modo tra i bambini.
Oltre ai danni per il consumatore
finale, i problemi causati dall’olio di palma cominciano dall’inizio della
filiera, causando devastazione lungo tutto il percorso che lo porta dalla
piantagione fino alle nostre case. I primi danni sono cominciati negli anni 90,
quando le grandi multinazionali hanno capito le potenzialità di questo prodotto
e con le loro politiche neocolonialiste si sono assicurate la complicità di
governicchi locali (Sud-est asiatico e America del Sud) che hanno cominciato
una deforestazione totale dei loro territori in favore della monocoltura della
palma da olio. Conseguenze? Quelli immaginabili, totale devastazione di foreste
pluviali fino a quel momento incontaminate e ricchissime di biodiversità, fortune
nelle mani di pochissimi, contadini sempre più poveri, sfruttamento del lavoro
minorile (la raccolta viene spesso fatta dai bambini per pochi spiccioli), centinaia
di specie in via di estinzione (tra cui
gli oranghi, elefanti e la tigre di Sumatra), tribù indigene sterminate e
sradicate dal territorio, costante impoverimento dei terreni, crescente
inquinamento dovuto alla necessità di utilizzare costantemente pesticidi e concimi
chimici.
Recentemente, visto il dilagare
della protesta delle associazioni ambientaliste di tutto il mondo, è uscita
fuori una certificazione biologica per l’olio di palma (RSPO Roundtable
for Sustainable Palm Oil), premesso che l’olio di palma non può essere
biologico per tutto quanto detto sopra, questa certificazione (ennesimo pezzo
di carta) è stata creata dagli stessi soggetti che hanno provocato il disastro,
quindi il suo valore è prossimo allo zero. Il verdetto di condanna è
inevitabile e quando affondate il cucchiaino in una crema alla nocciole che
contiene olio di palma riflettete sulle tribù dei Penan e dei Dayak, abitanti
delle foreste del Borneo, che ogni giorno lottano e muoiono per il proprio
territorio minacciato dalla deforestazione per fare spazio alla coltivazione
delle palme, oppure provate a pensare a quei contadini
di alcuni paesi sudamericani che sono stati trucidati dagli squadroni della
morte perché protestavano per i propri diritti calpestati, provate a pensare a
tutto questo, vedrete, quella crema sembrerà molto molto più amara.
mercoledì 28 gennaio 2015
I cibi anticancro
Lo scopo di questa pagina non è cercare
di convincere che "questi alimenti curano il cancro". Però, diverse ricerche hanno evidenziato che gli
alimenti elencati in questa pagina hanno qualche effetto citotossico preventivo / protettivo o diretto contro
le cellule tumorali, di solito in test di laboratorio in vitro. Tuttavia, c'è ancora molto lavoro da fare per i ricercatori prima che questi effetti possano in generale essere considerati
"provati" per contrastare il cancro negli esseri umani - anche se
questi sono sicuramente alimenti sani e ampiamente considerati benevoli per la salute!
Lo scopo di questa pagina è semplicemente di presentare
quante più informazioni possibili in materia, in modo che le persone interessate a questo argomento possano avere un punto di partenza per approfondire l'argomento. Quindi si deve vedere questa pagina come
"punto di partenza" per la ricerca o le indagini. Ho citato
tutti i riferimenti che ho trovato. Una dichiarazione di non
responsabilità è scritta in caratteri piccoli alla fine di questa pagina, ma è opportuno ripeterlo: Questa pagina non
è un consiglio medico, né è destinata a sostituire la consultazione medica
professionale.
Elenco
Avocado
Avocado
Gli studi hanno trovato un'azione antiproliferativa e apoptosi dell'avocado su tumore orale, della prostata e altre cellule tumorali.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=avocado%20cancer
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=avocado%20cancer
Fonte di cibo
|
Contenuto di antociani
(mg per 100 g) |
mais viola
|
1.642
|
Aronia
|
1.480
|
Uva rossa
|
888
|
Melanzana
|
750
|
Lampone nero
|
589
|
Mirtilli selvatici
|
558
|
Lampone
|
365
|
Ciliegia
|
350-400
|
Bacca Di Acai
|
320
|
Mora (Marionbarry)
|
317
|
Ribes nero
|
190-270
|
Ribes rosso
|
80-420
|
Arancio
|
~ 200
|
Vino rosso
|
24-35
|
Gli antociani (bacche, ribes, melanzane,
arancio, uva rossa, vino rosso, mais viola e altro)
Gli antociani sono molecole appartenenti alla
classe dei flavonoidi, e sono pigmenti, appaiono rosse, viola o blu. Queste
sostanze si trovano nei tessuti vegetali, soprattutto in frutti rossi, blu,
viola o nero.
http://en.wikipedia.org/wiki/Anthocyanin
bacche come il mirtillo, mirtilli, mirtillo, sambuco, lampone e fragola sono ricchi di antociani e i ricercatori hanno trovato effetti anti-cancerogeni:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14972022
I lamponi neri hanno mostrato di inibire la promozione e la progressione delle cellule tumorali
http://en.wikipedia.org/wiki/Anthocyanin#Research
Questi studi hanno ormai raggiunto le fasi di studio sugli esseri umani
http: //www.ncbi.nlm.nih .gov / PubMed / 17574861 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16800781
http://en.wikipedia.org/wiki/Anthocyanin
bacche come il mirtillo, mirtilli, mirtillo, sambuco, lampone e fragola sono ricchi di antociani e i ricercatori hanno trovato effetti anti-cancerogeni:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14972022
I lamponi neri hanno mostrato di inibire la promozione e la progressione delle cellule tumorali
http://en.wikipedia.org/wiki/Anthocyanin#Research
Questi studi hanno ormai raggiunto le fasi di studio sugli esseri umani
http: //www.ncbi.nlm.nih .gov / PubMed / 17574861 http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16800781
Molta ricerca è bene fatto in questo campo - lista delle
Pubblicazioni qui - http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=cancer%20anthocyanins
Sopra trovate una lista di alcuni degli alimenti con il più
alto contenuto di antociani: (provenienti da http://en.wikipedia.org/wiki/Anthocyanin )
lunedì 19 gennaio 2015
60 erbe con proprietà antitumorali
Articolo originale al seguente link: http://www.herbs-info.com/anticancer-herbs.html
Introduzione
L’argomento
erbe antitumorali è certamente controverso, le opinioni sono fortemente
polarizzate, suddivise tra quelli fortemente contrari ai trattamenti medici
tradizionali e quelli fortemente contrari alla fitoterapia. Sono stati condotti
numerosi studi scientifici sulle proprietà antitumorali delle piante, ma resta
ancora molto da fare. Lo scopo di questa pagina è quello di presentare nel modo
migliore possibile questo argomento prendendola come punto di partenza o come
spunto per la ricerca e per approfondimenti. Chiaramente, questa pagina non è
un consiglio medico, né è destinata a sostituire la consultazione medica
professionale. Questo sito riporta notizie scientifiche di evidenza pubblica riportate sui siti o pubblicazioni di informazione medico-scientifica.
Si tenga presente che un risultato positivo di uno studio scientifico non deve essere considerato una prova medica e tali risultati non provano che erbe, diete, supernutrienti, ecc. possano curare il cancro. L'autotrattamento è assolutamente da evitare e per qualunque informazione è necessario consultare sempre un medico qualificato.
Il
termine erba antitumorale è certamente troppo forte e può dare luogo a false
speranze, di certo il vocabolo non è abbastanza preciso. L’azione viene
definita meglio su questo articolo (link http://www.healthy.net/scr/article.aspx?Id=1583) che definisce
tre azioni principali:
Citotossico: azione contro i
tumori in vitro (cioè in colture cellulari di laboratorio).
Attività Anti-tumorale: tossico per i
tumori negli animali vivi.
Anti cancro: azione contro i
tumori in sperimentazione umana
I
meccanismi attraverso i quali le erbe possono combattere o prevenire i tumori sono molteplici e
complessi. Alcune erbe possono agire come immunomodulatori, stimolando il
sistema immunitario a combattere le cellule tumorali. Altre possono avere
un’azione diretta citotossica, ma questo non significa che possono essere
immediatamente utilizzati perché un agente citotossico può essere tossico anche
per cellule sane. Alcune piante (ad es. il cardo mariano) hanno un’azione
selettiva contro le cellule tumorali e questa è, ovviamente, una qualità
altamente ricercata.
Per
quanto mi riguarda sarei favorevole ad una ricerca su larga scala di tipo
"big data" che potrebbe più facilmente individuare correlazioni tra
lo stile di vita, dieta e integrare i fattori di incidenza di cancro. Un
progetto futuro per il mondo da prendere in considerazione? Ora abbiamo la
tecnologia per farlo.
Qui
di seguito viene riportato l’elenco di più di 60 piante per le quali sono state
segnalate proprietà antitumorali. Abbiamo fatto del nostro meglio per riportare
anche tutti i riferimenti bibliografici. Spero che queste informazioni siano di
aiuto per chi volesse approfondire l’argomento. Sono benvenuti i suggerimenti vedere
il piede della pagina per informazioni.
Un
ringraziamento speciale a Dan Ablir, Kelsey Wambold e Julie Anne Ne per il loro
aiuto con questa pagina.
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