lunedì 17 marzo 2014

Depurare con i lombrichi

La lombrifiltrazione è una tecnica messa a punto negli ultimi anni che consente di depurare scarichi civili e anche industriali tramite i lombrichi. Questo animaletto non riscuote molti apprezzamenti solo perché in pochi ne conoscono le eccezionali virtù e capacità. Il corpo di questo piccolo anellide funziona come un vero e proprio biofiltro ed è capace di depurare efficacemente le acque di scarico rendendole adatte anche all'irrigazione. La capacità depurativa del lombrico è allo studio di numerose università in tutto il mondo e già da tempo esistono impianti di filtrazione e depurazione che utilizzano i lombrichi come attori principali del processo di rimozione degli inquinanti dalle matrici. Il lombrico, unito ad altri sistemi naturali come la fitodepurazione, può rappresentare una soluzione ecologica ed efficace per lo smaltimento di fanghi provenienti da allevamenti intensivi ed altamente inquinanti, ma anche per gli scarichi civili e industriali. 

lunedì 10 marzo 2014

Lo strano caso della mosca soldato (Hermetia illucens)


Chiusi nei nostri appartamenti siamo ormai abituati ad associare al mondo degli insetti un’idea di fastidio e sporcizia. La nostra ricerca del pulito e dell’igiene assoluto ci porta a contrastare in tutti i modi i rappresentanti di questa variegata classe animale. In realtà questi piccoli animali ci vengono spesso in aiuto per risolvere problemi di diverso genere e esistono alcune specie di ditteri in cui si fatica a trovare aspetti negativi nell’interazione con il genere umano. Nel caso della mosca soldato (Hermetia illucens) sono tanti gli utilizzi e le applicazioni nel settore delle biotecnologie, ma quello che ci riguarda più da vicino è la capacità di trasformare la sostanza organica in decomposizione in ottimo compost.

lunedì 3 marzo 2014

La globalizzazione della Paulonia

In certi casi la globalizzazione rappresenta un modo per conoscere e divulgare specie che se utilizzate con accortezza possono essere un valido aiuto per risparmiare risorse e ottenere vantaggi in termini economici e ambientali. Questo è il caso di un albero originario della Cina, ma dal 1800 presente anche in Europa e in Italia e di cui, è proprio il caso di dirlo, non si butta via niente. La Paulownia, conosciuta anche sotto il nome di “Albero della Principessa”, ha il tasso di crescita più veloce al mondo. L’alta velocità nello sviluppo e le rigogliose fronde ne fanno un potente produttore di ossigeno e assorbitore di anidride carbonica (il migliore secondo la Well Forestry worldwide – carbon emission), oltre a questo non trascurabile dettaglio, la Paulownia, produce un ottimo legno dopo soli quattro anni dalla messa a dimora ed è praticamente inattaccabile da parassiti e malattie. La pianta raggiunge facilmente i 20 metri di altezza e ha poche pretese sia per quanto riguarda i terreni (basta che siano profondi e drenanti) sia in fatto di concimazioni. Per quanto riguarda l'irrigazione, la pianta, per tutto il ciclo di sviluppo, ha bisogno di abbondante acqua in estate, mentre viene ridotta nei periodi invernali, una volta cresciuta riesce a resistere anche a prolungate siccità.
 
 
L’apparato radicale si sviluppa velocemente e in modo fittonante  e può raggiungere, al suo massimo sviluppo, 10/12 metri di lunghezza. Questa particolarità lo rende impiegabile in ingegneria naturalistica per la stabilizzazione delle zone franose.

Il legno è pregiato e si presenta leggero, di colore bianco, senza venature, nodi e difetti, ha un’alta resistenza al fuoco, buona elasticità e resistenza alla perforazione.
Il fogliame ha delle buone proprietà nutritive e viene utilizzato come mangime in zootecnia, inoltre, ha ottime proprietà fonoassorbenti dovute alla folta chioma e alla peluria presente sulla superficie delle foglie.
Anche la splendida e profumata fioritura di colore rosa violaceo rappresenta un valore aggiunto per questa pianta, infatti, le api gradiscono molto l'abbondante nettare prodotto dai fiori della Paulownia e riescono a produrre tra i 700 e i 1000 chili di ottimo miele per ogni ettaro di coltivazione (5/600 piante). 
Dalla Paulownia si ricava una biomassa con ottime qualità carburenti e il pellet che si ottiene non ha bisogno di colle o aggreganti.
Chiaramente non sono tutte rose e fiori (è proprio il caso di dirlo), questa pianta è assolutamente invasiva, e anche se molto bella e con innumerevoli doti e qualità, dovrebbe essere utilizzata solamente in determinati contesti, ad esempio la ricolonizzazione di aree inquinate o ormai completamente spoglie della vegetazione originaria, oppure l'utilizzo in città come barriera fonoassorbente, per avere vaste aree ombreggiate in poco tempo o per contrastare l'inquinamento. Lo sfruttamento intensivo di questa specie deve essere compiuto in modo oculato, evitando di realizzare estese piantagioni in prossimità di aree con vegetazione autoctona o vicino a riserve naturali, meglio utilizzare questi alberi dove l'uomo ha già trasformato irrimediabilmente il paesaggio e soprattutto utilizzando la tecnologia, soprattutto per l'irrigazione, per evitare inutili sprechi di risorse. In definitiva, sebbene lo sfruttamento intensivo della natura debba sempre essere evitato, la Paulownia può rappresentare, in determinati contesti, una soluzione accettabile per i motivi sopra descritti, come per tutte le cose ci vuole buon senso e intelligenza, che nella maggior parte dei casi, purtroppo, sono i requisiti che mancano al genere umano.

giovedì 20 febbraio 2014

La grande truffa dei detersivi


Da sessanta anni l'industria chimica tenta di raggiungere la missione impossibile del bianco perfetto. Ogni nuovo spot ci propone la soluzione definitiva per il bucato ideale, sembra la ricerca del Santo Graal o la scoperta della pietra filosofale, una continua rincorsa a suon di spot commerciali che ci spingono ad acquistare l'ultimo prodotto con proprietà e virtù miracolose. Ci hanno raggirato per tutto questo tempo? La verità è che la natura, la migliore industria chimica esistente, ci fornisce già da tempo la formula magica per ottenere risultati eccezionali sul nostro bucato. Lo avevano scoperto le nostre nonne, impiegando per lavare i panni sostanze semplici e quasi innocue per l'ambiente rese assolutamente accessibili dalla primordiale industria chimica (soda, potassa, calce viva, sapone) oppure, prendendo quelle disponibili in natura (cenere, limone, aceto). 



giovedì 13 febbraio 2014

Lombrichi: un inaspettato aiuto per l'umanità


A volte la soluzione di problemi molto complessi viene inaspettatamente da operazioni molto semplici e poco costose, ad esempio per far fronte a diverse problematiche nel campo dell'inquinamento ambientale sembra che i lombrichi abbiano un notevole potenziale e che possano fornire un contributo notevole con costi bassissimi e risultati assai rilevanti.  Certo questi animaletti hanno doti inaspettate, ma chi poteva pensare che arrivassero ad essere una delle più promettenti soluzioni al fenomeno dell'inquinamento! Per di più sembra che i lombrichi abbiano un uso molteplice nei diversi settori industriali e farmaceutici e costituiscano molto più che una promessa in campo medico.
 Charles Darwin era certamente fiducioso, visto che in numerose occasioni aveva elogiato pubblicamente il lavoro inesausto di questi piccole creature, arrivando a dedicargli anche la sua ultima opera (The formation of vegetable mould through the action of worms, 1881). Ancora prima dello scienziato inglese, aveva tessuto le lodi dei lombrichi il filosofo Aristotele che li definì "l'intestino della terra", lasciando intendere come questi esserini, tutt'altro che spregevoli, riescano con il loro lavoro nascosto a trasformare una vasta gamma di sostanze organiche in fertilissimo humus. Quindi i presupposti c'erano, ma sinceramente non si potevano prevedere gli innumerevoli risvolti positivi che sono emersi dai lavori del prof. Rajiv K. Sinha della Griffith University di Brisbane (Australia). Le ricerche del prof Sinha hanno evidenziato che i lombrichi possono rappresentare una soluzione conveniente ed efficace a numerosi problemi di natura ambientale, sociale ed economica. Questi anellidi gestiscono la trasformazione della sostanza organica da più di 600 milioni di anni e gli scienziati conoscono perfettamente il ruolo di primaria importanza che queste creature hanno nella gestione dei rifiuti organici e nell'aumento della fertilità dei terreni, ma alcune recenti scoperte sul loro impatto nel trattamento delle acque fognarie e industriali, sui suoli contaminati e, inaspettatamente, anche in campo medico e industriale, hanno rinnovato la spinta allo studio di questi animali.

lunedì 10 febbraio 2014

compost vs vermicompost






Ai lombrichi Charles Darwin ha dedicato un intero libro in cui li nobilita tra i fattori di maggiore importanza per la creazione e lo sviluppo dei suoli. Alla fine del XVII secolo Vincenzo Tanara, bolognese, principe degli agronomi, segnalava la loro importanza come indicatori di fertilità dei suoli coltivati. I lombrichi risultano quindi essere gli organismi del suolo più largamente usati come bioindicatori. La presenza dei lombrichi in un terreno è indice di fertilità e salute del sottosuolo quindi il vermi-compost, prodotto da lombrichi con caratteristiche diverse dai lombrichi di terra, come il più convenzionale compost, fornisce molti benefici al suolo; tra questi: l'aumento della capacità di trattenere l'umidità, di trattenere meglio i nutrienti, di strutturare il suolo, una migliore attività microbiologica.

martedì 4 febbraio 2014

Compostaggio a scuola


Si possono trovare diverse motivazioni per intraprendere la pratica del compostaggio a scuola, tutte valide e tutte molto interessanti per lo studente e per il formatore: l'alto valore sociale di questa pratica, le esigue risorse necessarie per intraprendere il progetto, il coinvolgimento di numerose branche scientifiche (biologia, fisica, chimica, matematica, ecc),  la possibilità della sperimentazione diretta, le tempistiche (che possono anche essere di sole due settimane in funzione del tipo di compostaggio eseguito). Indipendentemente dall'indirizzo scolastico è possibile trovare punti di contatto con tutte le materie scientifiche, tecniche e umanistiche. Oltre allo sviluppo di un necessario senso civico, questa pratica sviluppa la capacità di comprendere e gestire processi che, se affrontati in modo squisitamente didattico, possono risultare ostici e di difficile comprensione agli studenti. Pensiamo, ad esempio, agli innumerevoli processi chimici, fisici e biologici che si susseguono in un processo di trasformazione della materia organica, il compostaggio offre l'occasione di osservare da vicino queste modalità di trasformazione, di monitorarne l'evoluzione, di osservarne gli effetti, di verificare le possibili alternative. Le migliaia di quesiti che possono sorgere in un'attività del genere trovano risposta nella pratica e nella sperimentazione diretta. Dal punto di vista educativo un progetto sul compostaggio aiuta a sensibilizzare le nuove generazioni alla responsabilizzazione sociale, alla cura del territorio, alla cooperazione e alla gestione di fasi e processi di una certa complessità. Se certamente è ovvio il collegamento tra le materie scientifiche e il compostaggio, non risulta immediata la connessione tra materie umanistiche e quelle tecniche, eppure basta pensare al ciclo chiuso delle antiche fattorie dove ogni scarto diventava una risorsa, oppure ai diversi risvolti sociali che questa pratica comporta, per intraprendere interessanti percorsi pedagogici nel campo delle scienze sociali. Dal punto di vista tecnico esistono innumerevoli items da esplorare: il monitoraggio dei parametri del compostaggio (temperatura, umidità, ecc.), ad esempio, è uno degli aspetti più importanti di questa pratica e gli istituti tecnici troverebbero diversi spunti per progetti che sfruttino l'elettronica o l'elettromeccanica per monitorare e gestire tali parametri. Gli argomenti da trattare sono tanti e variegati, per stimolare la fantasia di professori e studenti pubblicheremo una serie di post dedicati alle attività di compostaggio in classe con dettagliate spiegazioni scientifiche che saranno verificate e approfondite dagli stessi studenti. Buon compostaggio a tutti...

Amsterdam: una città a misura di ape

Il declino inesorabile delle popolazioni di insetti a livello mondiale viene ormai considerato il prodromo di una vera e propria estinzione...